Mostro, ultima Cassazione. “Perizia poco affidabile”
Mostro di Firenze, il processo. Nella foto Mario Vanni (Archivio Storico/New Press Photo)
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Firenze, 26 marzo 2026 – La “nuova” perizia entomologica sul delitto di Scopeti, su cui si radicava la richiesta di revisione presentata dal nipote di Mario Vanni, il “compagno di merende” condannato all’ergastolo per quattro duplici omicidi del mostro di Firenze, non può essere ritenuta “talmente affidabile da poter costituire in sè una prova certa della diversa datazione del giorno e dell’ora del decesso” di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. Così la corte di Cassazione,nelle motivazioni del rigetto dell’istanza presentata dai legali di Paolo Vanni, gli avvocati Antonio Mazzeo e Valter Biscotti.
Mostro di Firenze, ultimo atto: la Cassazione boccia la revisione. No alla richiesta del nipote di Mario Vanni
Dopo il no della corte d’appello di Genova all’ammissione dell’istanza, gli avvocati avevano fatto ricorso alla Suprema Corte lamentando che i giudici liguri avevano affrontato le argomentazioni introdotte nell’atto. Ma anche la Quinta sezione ha affrontato le tematiche proposte, per convalidare l’atteggiamento della corte genovese. Pure per la Cassazione, dunque, viene esclusa "ogni possibile retrodatazione a due/tre giorni prima” rispetto alla collocazione ufficiale (la domenica sera) della morte dei due francesi.
"Dall’esame complessivo di entrambi i cadaveri, dal rilievo delle temperature, dall’osservato, ancora presente, rigor mortis, dalla risoluzione del medesimo nelle ore successive, dal diverso stadio di putrefazione dei due cadaveri, evidentemente dovuto alle diverse temperature a cui gli stessi si erano trovati esposti aveva fissato l’epoca della morte alla notte precedente”.
La nuova perizia entomologica, volta a retrodatare la morte della Mauriot e dunque anche ad invalidare la testimonianza del coimputato di Vanni, Giancarlo Lotti, "trovava smentita nel fatto che nella richiesta di revisione non si proponeva analogo accertamento nei confronti del cadavere di Jean Michel, che, invece, con tutta evidenza, era stato ucciso nel medesimo contestato cronologico oltre che spaziale”. E, scrivono ancora i giudici, “il diverso stato di decomposizione dei cadaveri dei due giovani confutava anche l’ipotesi, formulata dai consulenti del Vanni, circa il fatto che lo stazionamento del corpo della donna all’interno della tenda non avesse inciso sul progredire della sua decomposizione, che invece, di fatto, era ben più progredita di quella del corpo dell’uomo. A tacere della circostanza che il corpo della giovane si era trovato all’interno della tenda chiusa e non aperta come ipotizzato nell’esperimento giudiziale del consulente del richiedente”.
La consulenza entomologica avrebbe infine trovato "insuperabile smentita nelle prove già raccolte nel processo”. “Si pensi innanzitutto alle dichiarazioni di Fernando Pucci, testimone oculare e non coimputato del duplice omicidio Mauriot/Kraveichvili, che aveva riferito le fasi del medesimo, confermando quanto dichiarato da Giancarlo Lotti anche in ordine al giorno in cui questo era stato consumato”, concludono i giudici.
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