Pensioni: la guida. Con l’ombrello anti-inflazione scatta il ritocco degli assegni
Cosa cambia sul fronte pensionistico (Ansa/Luca Zennaro)
Firenze, 27 luglio 2026 – Una pensione lorda da mille euro potrebbe aumentare di 28 euro al mese, una da 2mila di 56 euro, mentre per un assegno da 5mila euro l’incremento stimato arriverebbe a quasi 124 euro. Sono le prime simulazioni sulla rivalutazione delle pensioni che scatterà dal gennaio 2027 e che, dopo il modesto aumento dell’1,4% riconosciuto nel 2026, potrebbe risultare decisamente più consistente.
Il calcolo, per il momento, è costruito su un tasso del 2,8%, la previsione di inflazione indicata per il 2026 nel Documento di finanza pubblica. Non si tratta però ancora della percentuale ufficiale, in quanto il dato decisivo sarà l’indice Foi-Famiglie operai impiegati senza tabacchi, rilevato dall’Istat e consolidato in autunno. Se la corsa dei prezzi dovesse proseguire, la rivalutazione potrebbe avvicinarsi anche al 3%.
Il meccanismo è automatico: i pensionati non devono presentare domande e l’Inps applicherà l’adeguamento direttamente sui cedolini. La perequazione serve a difendere il potere d’acquisto degli assegni dall’inflazione. Senza rivalutazione, per esempio, una pensione da mille euro avrebbe oggi un valore reale di circa 969 euro, con una perdita superiore a 30 euro al mese. L’aumento, però, non viene applicato nello stesso modo a tutto l’importo.
Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a circa 2.447 euro lordi al mese considerando il minimo attuale di 611,85 euro, ricevono il 100% del tasso di aumento. Sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo si applica il 90%, mentre sulla parte che supera cinque volte il minimo la rivalutazione scende al 75%. Con un tasso del 2,8%, un assegno di mille euro salirebbe quindi a 1.028 euro, quello da 1.500 a 1.542 euro e una pensione da 2mila raggiungerebbe 2.056 euro.
Per 2.500 euro........
