Il 14 aprile muore Gianni Rodari. La Maremma in una poesia inedita
Gianni Rodari (foto da Ansa)
Firenze, 14 aprile 2026 - Era il 14 aprile del 1980 quando moriva il più geniale e originale dei poeti per ragazzi, Gianni Rodari. Morì per problemi di cuore alla viglia dei suoi 60 anni. Rodari, e se ne è avuto davvero coscienza solo da dopo la sua morte, è stato uno dei grandi rivoluzionari intellettuali degli anni '70 che hanno gettato i semi per cambiare la didattica, per coinvolgere i bambini, quindi per costruire via via un mondo di persone migliori, più aperte, più libere.
Le sue fiabe di eroi quotidiani senza Principi nè castelli
L’opera di Rodari ha cambiato per sempre la produzione letteraria per l’infanzia, il mondo fiabesco di principi e castelli ha assunto le sembianze del quotidiano, i cavalieri e le fate sono diventati i piccoli eroi proletari della vita di tutti i giorni. Con Rodari la poesia attinge alla realtà e le dona l’indispensabile tocco di fantastico che non solo stimola il pensiero dei ragazzi, ma contribuisce fortemente a renderli adulti più completi e sfaccettati.
La poesia inedita scoperta in Toscana
La morte prematura di Rodari lascia in sospeso un percorso che avrebbe regalato ancora tanto ai lettori giovani e meno giovani. Ma oroprio in Toscana venne ritrovata una probabile sua filastrocca inedita nell'archivio di un amico del celebre poeta e scrittore per l'infanzia. Era tra i documenti posseduti da Sauro Marianelli (1933-2025), maestro elementare ma anch'egli noto autore di testi per l'infanzia, in particolare negli anni '60, '70 e '80. Marianelli ebbe un rapporto di stretta conoscenza con Rodari che lo stimava e che lo promosse presso importanti case editrici. Gli eredi di Marianelli hanno dato in deposito i suoi studi e il suo archivio all'Istituto storico grossetano della Resistenza e dell'Età Contemporanea insieme ad altri documenti e manoscritti. Una ricerca tra le carte di due studiosi locali, lo scrittore Alberto Prunetti e l'architetta Barbara Catalani, ha permesso di individuare una cartellina annotata con un rimando a Gianni Rodari, contenente manoscritti e dattiloscritti. Tra questi c'è una filastrocca mai data alle stampe. Sono quattro strofe in rima, di due versi ciascuna in cui l'autore cita luoghi cari della Maremma in una sorta di viaggio immaginario. Quattro strofe, otto versi in tutto che parlano di un viaggio in rima baciata sulla costa maremmana da sud a nord: il passaggio da Grosseto dove ci arriva “col tramvai”, poi “a Follonica a cavallo per comprarsi un pesce giallo”, fino a Piombino, dove giunge “col treno” che fa rima con «arcobaleno». Nella cartellina ci sono due lettere inedite scritte da Rodari a Marianelli, una scritta a mano, l'altra dattiloscritta.
Il maestro scrittore che fece la Resistenza
Questo era il suo credo e il suo impegno di uomo che aveva fatto la Resistenza e credeva nella democrazia e nella giustizia sociale, come sottolineò uno studioso della letteratura infantile come Antonio Faeti, ricordando che ''Rodari non è facile anche se lo sembra e su di lui c'è sempre da scavare''. Nacque dalla sua fantasia il ''Che cosa accadrebbe se...'', che consiste nel proporre un'ipotesi fantasiosa e curiosa dalla quale ognuno è spronato a giocare di fantasia: Cosa accadrebbe su uno si svegliasse mutato in uno scarafaggio? Cosa accadrebbe se la vostra città si mettesse a volare o Cosa se il vostro ascensore schizzasse fino alla Luna? e così via fantasticando. Nato ad Omegna, sul lago d'Orta, rimase orfano di padre a 9 anni, fece studi magistrali e si diplomò maestro nel 1937, insegnando poi in diverse situazioni e scuole elementari sino alla fine della guerra, quando, dopo essere stato partigiano, si impegnò nel giornalismo per ragazzi e poi divenne inviato speciale di 'Paese Sera', pian piano dedicandosi alla scrittura delle sue opere, arrivando a vincere il prestigioso premio internazionale H.C. Andersen nel 1970, e impegnandosi con passione in un lavoro di didattica con bambini e insegnanti.
Oggi Gianni Rodari è il protagonista della puntata di “Italiani”, in onda alle ore 12 su Rai Storia in occasione dell’anniversario della scomparsa. Le testimonianze della moglie Maria Teresa e della figlia Paola, delle maestre Maria Luisa Bigiaretti e Giulia Notari, del nipote Francesco e del pedagogista Francesco Tonucci, del burattinaio Mariano Dolci e dello studioso Pino Boero restituiscono la memoria di un grande scrittore italiano: Gianni Rodari, il profeta della fantasia.
L’attualità del suo messaggio
I suoi racconti fantasiosi e fantastici, sorprendenti e ironici, divertivano educando. Apparentemente quelle sue storie potevano sembrare lontane dalla realtà, invece insegnavano a guardarla, capirla, interpretarla per quel che è veramente. Basta aprire a caso le sue ''Filastrocche in cielo e in terra'' o il suo ''Libro degli errori'', per non parlare dell'apologo ''C'era due volte il barone Lamberto'' per rendersi conto che rime, ritmi, paradossi, assurdità, manipolazioni delle parole, funambolismi espressivi, strambi personaggi e così via, sono lo strumento per conquistare il lettore e dargli la chiave per arrivare a qualche verità.
Un grande autore come Rodari, continua a parlare al presente, e non smette di riservare sorprese. Il successo di Rodari, come dimostra la sua riflessione teorica, non è frutto del caso: lo scrittore era un fine intellettuale, svincolato dalle cieche ideologie, acuto osservatore della realtà e divertente sperimentatore linguistico. Lo stesso Rodari spiegò di non essere una sorta di ''Artusi delle favole'', ma una guida e un aiuto ''a chi crede nella necessità che l'immaginazione abbia il suo posto nell'educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola''. Ed in queste frasi c'è il senso di tutto il lavoro e la vita di quest'uomo, che faceva riflettere utilizzando parole semplici e comprensibili a tutti, ma di grande significato. Ne è un esempio la: “Filastrocca delle parole/ si faccia avanti chi ne vuole / Di parole ho la testa piena / con dentro “la luna” e “la balena”. / C’è qualche parola un po’ bisbetica/ “peronospera”, “aritmetica”…/ Ma le più belle che ho nel cuore/ le sento battere: “mamma”, “amore”. / Ci sono parole per gli amici: / “Buongiorno, buon anno, siate felici” / parole belle e parole buone / per ogni sorta di persone. / La più cattiva di tutta la terra / è una parola che odio: “la guerra”. / Per cancellarla senza pietà / gomma abbastanza si troverà”.
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