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Generale dell’Esercito morto per tumore, condannato il ministero della Difesa: vitalizio a moglie e figli

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07.03.2026

L’avvocato Andrea Bava ha assistito i famigliari del generale spezzino morto a causa di un turmore

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La Spezia, 7 marzo 2026 – In 34 anni di servizio nell’Esercito ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi con senso del dovere e grande preparazione professionale. Bosnia Erzegovina, Sudan, Afghanistan, Gibuti – dove assunse anche l’incarico di comandante della Base militare italiana di supporto ’Amedeo Guillet’ – e Iraq furono i principali teatri operativi che lo hanno visto in prima linea: ambienti che lo hanno visto esposto a uranio impoverito così come alle nanoparticelle di metalli pesanti. Un tumore cerebrale lo ha strappato troppo presto alla vita, all’età di 55 anni, gettando nel dolore i famigliari e quanti lo conoscevano.

Condannato il ministero della Difesa

A distanza di quattro anni da quel doloroso episodio, la famiglia di un alto ufficiale spezzino ha trovato giustizia nel tribunale della Spezia, che non solo ha stabilito che il militare aveva diritto a essere riconosciuto come soggetto equiparato a vittima del dovere per la patologia che l’aveva poi condotto alla morte, ma ha anche condannato il ministero della Difesa a rifondere alla vedova e ai due figli del generale la speciale elargizione prevista dalla legge a favore delle vittime del terrorismo, e a corrispondere i due assegni vitalizi previsti dalla medesima normativa.

La famiglia del generale si è affidata agli avvocati Andrea e Leonardo Bava, che hanno prodotto una lunga giurisprudenza sul tema. Da ultima, la sentenza del Consiglio di stato di pochi mesi fa, con cui si evidenzia che “nell’accertamento della dipendenza da causa di servizio di patologie tumorali insorte in capo a militari esposti ad uranio impoverito o a nanoparticelle di metalli pesanti, in occasione del servizio prestato all’estero o presso i poligoni di tiro sul territorio nazionale, non è necessario un riscontro effettivo del nesso eziologico: la legge ha considerato il rapporto di causalità come insito nel tipico rischio professionale, sicché grava sull’amministrazione l’onere di dare la prova di una specifica genesi extralavorativa della patologia”. Da qui la sentenza del giudice Marco Viani, favorevole alla famiglia. Un dispositivo che arriva a poche settimane dalla sentenza con cui il Tar, sempre a seguito del ricorso della famiglia, aveva annullato gli atti con cui il ministero della Difesa aveva negato il riconoscimento della dipendenza causa di servizio e dell’equo indennizzo della malattia contratta.

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