Smascherato il pirata della strada. Il mistero risolto dai carabinieri dopo un anno e mezzo di indagini
I carabinieri sul luogo dove la sera del 15 novembre 2024 era stato investito e ucciso Antonio Ramunno
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LUCCAFu ritrovato sotto una siepe da un passante. In un primo momento si era pensato anche ad un malore. Invece no. Antonio Ramunno, 69 anni, residente a Badia Pozzeveri, frazione di Altopascio, quel 15 novembre 2024 venne travolto e ucciso mentre stava passeggiando vicino a casa, in via dei Centoni, da un’auto che proseguì la sua corsa. Adesso, dopo 15 mesi, 470 giorni, senza mai arrendersi, grazie ad un lavoro certosino e difficilissimo per la necessità di analizzare e di incrociare una mole di dati immensa, i carabinieri della Sezione Operativa di Lucca, hanno dato un nome e un volto al pirata della strada che uccise il pensionato.
Si tratta di un cittadino albanese, 53 anni, pregiudicato residente ad Altopascio, denunciato a piede libero per i reati di omicidio stradale e fuga del conducente. A bordo di una BMW Serie 5 intestata al figlio, il cinquantatreenne investì il pedone in tarda serata, senza fermarsi a prestare soccorso. Anzi, le telecamere della videosorveglianza, lo collocano davanti ad una pizzeria poco tempo dopo l’incidente: andava tranquillamente a ritirare delle pizze. Il corpo venne scoperto da un passante qualche ora dopo.
I militari dell’Arma della stazione di Altopascio, infatti, intervennero intorno all’una e quaranta del 16 novembre. Dopo la constatazione del decesso da parte del medico del 118, i militari eseguirono i primi rilievi per accertare l’accaduto. Sin dall’inizio la vicenda si presentò come un rompicapo. Niente documenti per identificare il cadavere, assenza di testimoni, nessun segno di frenata sull’asfalto, solo qualche frammento di plastica a qualche metro dal corpo, circostanza che, unitamente alle evidenti lesioni alla testa della povera vittima, portarono a ritenere che si potesse trattare di un investimento. Lo stesso figlio Gerry Ramunno, di Buggiano, aveva lanciato un appello in tal senso.
Gli inquirenti non si sono mai arresi malgrado una montagna di verifiche da effettuare che avrebbe portato chiunque a mollare. Invece i carabinieri ci hanno creduto fino in fondo, incrociando ore di immagini di telecamere, analizzando i resti del veicolo rimasti sull’asfalto dopo l’impatto con Ramunno, ex carrellista della MCN di Ponte Buggianese, in Valdinievole, dove era molto conosciuto. Gli investigatori, coordinati dalla Procura, prima hanno individuato il modello del veicolo, restringendo così il campo e successivamente hanno analizzato un enorme volume di dati telefonici e telematici, incrociandoli con i dati estrapolati dall’archivio della motorizzazione civile e con i filmati sia degli "occhi elettronici" comunali, sia quelli dei privati.
Ulteriori riscontri, poi, sono emersi dalle testimonianze acquisite, dai tracciati GPS delle vetture sottoposte ad accertamenti e dall’analisi forense dei dispositivi sequestrati all’indagato e ad alcuni familiari. La sua Bmw, che dal Gps della compagnia assicurativa risulta essere passata in via dei Centoni, a una certa ora compare nelle immagini con lo specchietto intatto e poco più tardi con lo specchietto rotto, davanti a una pizzeria Altopascese. Dai cellulari sequestrati a padre e figlio è emerso poi che alla guida c’era il genitore. Tutti elementi che hanno portato al 53enne, che in sede d’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere.
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