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La vita di Eleonora, medico con oltre 1.500 pazienti e mamma di due bambini: “È faticoso, ma possibile”

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01.03.2026

Eleonora Iacopinelli ha 37 anni, è medico di base, ha un marito e due figli piccoli

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Camaiore (Lucca), 1 marzo 2026 – Era una bambina quando ha capito che da grande sarebbe stata un medico, un medico come la sua pediatra, Carla Maremmani, oggi in pensione. Una pediatra che indossava con professionalità il camice bianco, ma sapeva donare sorrisi e sicurezza ai bambini e ai genitori. Oggi Eleonora Iacopinelli ha 37 anni è un medico di medicina generale, è moglie di Marco e mamma di due bambini, Edoardo 8 anni e Andrea 8 mesi.

Eleonora Iacopinelli medico, moglie e mamma come concilia lavoro e professione?

“Con un po’ di fatica e grazie alla mia famiglia che mi dà una grossa mano e ovviamente a mio marito Marco. E poi abbiamo creato il ‘calendario dei nonni’, quattro nonni meravigliosi che seguono i bambini”.

Cosa significa essere un medico di base?

“Significa essere un punto di riferimento per i pazienti, per farlo bene significa avere orari elastici. Grazie al rapporto che ho creato con i pazienti sono riuscita a mettere dei paletti e a far capire che ci sono orari nei quali sono sempre reperibile e in cui rispondo al telefono anche soltanto per un consiglio, per una parola. E’ una professione impegnativa. Il medico di medicina generale di base è un professionista che non può permettersi di chiudere l’ambulatorio se prima non si è assicurato che ad aprire la porta ci sia un sostituto. E questo per una donna può essere più faticoso per tanti motivi. E’ necessaria organizzazione diversa”.

Quanti pazienti segue?

“Ho oltre 1500 pazienti. Vivo a Capezzano Pianore e ho lo studio a Lido di Camaiore. In più ci cono le visite domiciliari”.

Quale rapporto ha con i pazienti?

“Buono. Il ruolo dei medici di medicina generale di base, secondo me, è poco conosciuto ed è un peccato, perché svolgiamo un ruolo nel quale si costruisce quel rapporto fiduciario con i pazienti che incarna il giuramento di Ippocrate. Mi sento realizzata e quando il telefono squilla, perché i miei pazienti hanno bisogno di me, pur sentendo la fatica di avere una famiglia, una bella famiglia alle spalle, sono contenta, perché significa che ho creato quel rapporto di fiducia per il quale non è necessaria sempre fornire una cura, ma può essere sufficiente un consiglio, una parola. In questo senso sono molto grata al dottor Alessandro Squillace che è stato il mio tutor”.

Se tornasse indietro sceglierebbe di essere un medico di medicina generale di base?

“Certamente, non ho dubbi, e sono fiduciosa che possano cambiare e migliorare tante cose nella nostra organizzazione”.

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