Il sabato blindato di Prato: "Diciamo no al nuovo fascismo". Contro manifestazione per il presidio di Remigrazione
Il comitato di Remigrazione ha in programma un appuntamento a Prato. E scatta una contro manifestazione della sinistra
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Prato, 5 marzo 2026 – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Marco Furfaro, numero due del Pd, deputato, sulla manifestazione di sabato prossimo
Non lasciare indietro nessuno. Se dovessi scegliere un solo principio che questa terra, la Toscana, mi ha insegnato, sceglierei questo: la solidarietà della nostra comunità. Quel “non lasciare indietro nessuno” nasce dalla coesione, dal sentirsi parte di una collettività. Questo intreccio di legami è chiarissimo a chi ne teme le conseguenze politiche: i fascisti. Da sempre il fascismo non prospera dove le comunità sono unite e forti. Si infiltra invece dove ci sono fratture e fragilità, spesso create e alimentate ad arte con paura, bugie, propaganda.
A Prato, la destra estrema sta provando a fare esattamente questo: indebolire la comunità. E lo fa scegliendo una data che qui non è una qualunque. Il 7 marzo, Prato ricorda la ferita dei 133 pratesi deportati dai nazifascisti dopo gli scioperi contro occupazione, violenza e stragi. Ne tornarono solo 18. Organizzare proprio quel giorno una manifestazione sulla cosiddetta “remigrazione” - il rimpatrio forzato di persone con origini non italiane, spesso nate e cresciute qui - non è una coincidenza. È un messaggio: tornare a usare la deportazione come linguaggio politico. È intimidazione travestita da slogan.
È l’operazione di sempre: spezzare i legami mettendo le persone le une contro le altre, spostando il conflitto dagli sfruttatori agli sfruttati verso un terreno identitario. Che dietro malaffare, violenza e sfruttamento ci siano italiani e stranieri insieme, a loro non interessa. Serve un nemico collettivo. Serve odio. E diciamolo con chiarezza: “remigrazione” è una parola lucidata per nascondere una pratica antica.
Significa prendere persone che lavorano, studiano, pagano tasse, crescono figli qui e dirgli: non siete davvero parte di questa città. Significa rendere l’origine un reato, trasformare la cittadinanza in un favore, l’appartenenza in una concessione revocabile. È l’idea che lo Stato possa scegliere chi merita diritti e chi no, su base etnica o culturale. Non è ordine: è arbitrio. Non è sicurezza: è persecuzione. La sicurezza vera è un’altra cosa: lavoro regolare, contratti, controlli, legalità nelle filiere, case dignitose, scuole che includono, servizi sociali che non lasciano soli. È spezzare lo sfruttamento che umilia chi viene da lontano e chi è nato qui.
Perché quando i diritti arretrano per qualcuno, arretrano per tutti. A quell’odio contrapponiamo la vera Prato. La Prato del 7 marzo 1944: che ha resistito, lottato, non ha avuto paura. La Prato che affronta i problemi sul serio e non accetta semplificazioni maligne e opportunistiche di chi vive di paure. Scendiamo in piazza e facciamo vedere che il fascismo qui non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa. Non ce lo avrà oggi.
Marco Furfaro deputato Partito Democratico
Mobilitazione democratica. Anche il presidente della Regione Giani sarà presente all’iniziativa "Mai più fascismi. Mai più deportazioni", sabato alle 16 in piazza delle Carceri. È la contromanifestazione lanciata da un gruppo di associazione e partiti (Acli, Alleanza Verdi Sinistra, Aned, Anpi, Arci, Associazione 6 Settembre, Cgil, Cisl, Uil, Coordinamento migranti Prato, Communia associazione, Demos, Giovani democratici, Legambiente, Libertà e Giustizia, Movimento 5 Stelle, Partito comunista, Partito democratico, Partito socialista, Partito della Rifondazione comunista, Pax Christi, Sinistra civica ecologista) che hanno deciso di manifestare la loro presenza in piazza delle Carceri per ricordare lo sciopero del 1944 e la deportazione di 133 operai pratesi nel campo di concentramento di Mauthasen, "per dichiarare la propria contrarietà ad ogni forma di intolleranza e discriminazione, per affermare i valori della solidarietà e dell’accoglienza". Sempre sabato alle 15,30 si terrà una manifestazione da piazza Duomo a piazza delle Carceri "contro le deportazioni, perchè remigrazione vuol dire deportazione": in campo Sudd Cobas, Collettivo di fabbrica-lavoratori Gkn Firenze e Comitato 25 aprile Prato.
La storia di Prato non ammette interpretazioni. Dice che il 7 marzo è una data simbolica: in quel giorno nel 1944 a seguito degli scioperi 133 cittadini pratesi vennero rastrellati per le strade e nelle fabbriche dalle truppe naziste e fasciste, per essere imprigionati nel Castello dell’Imperatore e poi deportati verso i campi di lavoro di Mathausen ed Ebensee: solo pochi fecero ritorno a casa, dopo anni, dalle famiglie. Proprio in ricordo sabato alle 9,30 ci sarà la tradizionale cerimonia del Comune in piazza delle Carceri: verrà deposta una corona d’alloro alla lapide ai piedi del Castello dell’Imperatore da parte del commissario Sammartino. Alle 11 alla Saletta Valentini in via Ricasoli inaugurazione della mostra organizzata da Aned, da La Nazione, dal Museo della Deportazione, dagli istituti Livi e Brunelleschi.
Le due manifestazioni ’contro’, che si unificheranno in piazza delle Carceri, sono la risposta di Prato alla manifestazione organizzata dal Comitato Remigrazione e riconquista (CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani) come secondo appuntamento nazionale dopo quella del 28 febraio a Bolzano. Il presidio di estrema destra non sfilerà ma potrà solo sostare in piazza Europa secondo le disposizioni che hanno trovato d’accordo la prefettura e la questura. In mezzo alle due iniziative un cordone di forze dell’ordine. Sono attesi, come scritto ieri da La Nazione, cinquecento manifestanti che arriveranno da fuori Prato con pullman e treno. Poi bisognerà vedere quanti pratesi si uniranno a loro. Anche a Bolzano alla manifestazione di Remigrazione si è opposta una iniziativa di partiti, sindacati e associazioni.
Ma perché è stata scelta Prato dai gruppi di estrema destra? La critiche del comitato vanno dritto alla comunità illegale cinese: "La nostra mobilitazione – dice il Comitato – vuole rappresentare una rinnovata alleanza italiana, tra imprenditori che non riescono più a contrastare la concorrenza al ribasso della Cina e lavoratori che non vogliono accontentarsi di pietire lavori in nero e salari da fame dai nuovi padroni cinesi". Chi si oppone alla Remigrazione bolla la manifestazione con poche, eloquenti parole: "Sono fascisti".
"L’estrema destra ci riprova con Prato. Stavolta si chiama ‘Remigrazione’, ma la sostanza non cambia: odio razziale, paura, esclusione. Il 7 marzo 1944 i lavoratori di Prato incrociarono le braccia contro il nazifascismo, in uno degli scioperi più importanti della Resistenza italiana. Scegliere quella data per portare in città messaggi di odio e divisione è un’offesa intollerabile alla memoria della nostra città. Prato è Medaglia d’argento della Resistenza. Non è una città che si piega" ha sottolineato Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del Pd pratese. "Prato lo ha dimostrato nel 2019 - aggiunge -, quando Forza Nuova portò qui 150 militanti e migliaia di pratesi riempirono piazza delle Carceri per dire che questa città non ci sta. Il Pd di Prato esprime piena solidarietà all’appello di Anpi e Aned". La ‘Remigrazione’ "non è una proposta politica discutibile come un’altra. È la negazione esplicita del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Portarla in piazza proprio il 7 marzo rappresenta un’offesa alla città intollerabile".
Oltre alla protesta politica c’è la protesta anche di residenti e commercianti del centro. Ieri nella strade interessate alle manifestazioni sono comparsi i cartelli di divieto di sosta. Dalle 5 alle 20 di sabato non si può sostare da viale Vittorio Veneto a viale Piave, da piazza Europa, dove sosteranno i manifestanti, a piazza San Marco, da via della Fortezza a piazza San Francesco. Previsto anche il divieto di transito come da volantino che la polizia locale ha consegnato porta a porta ai commercianti. "Un sabato da buttare: è incredibile una organizzazione del genere" ha sottolineato più di un negoziante tra via della Fortezza e viale Piave.
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