Ricostruito l’omicidio di via del Villino: “Yuleysi nelle chat con l’occhio nero”
Ieri in Corte d’Assise ha testimoniato l’ex capo della Mobile Signorelli (nella foto)
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Siena, 14 aprile 2026 – Impassibile. Anche quando in aula la polizia ha detto che maltrattava la compagna e che teneva in casa tante cartucce per il fucile. Una di queste, una Rottweil calibro 16, aveva colpito Ana Yuleisy Mayoma Casanova – 33 anni, colombiana ma da una vita a Siena – in mezzo agli occhi. Uccidendola sul colpo, il 10 agosto 2024, nella casa in via del Villino. Non ha fatto una grinza per l’intera udienza, Fernando Porras Baloy, 28 anni, attualmente in carcere perché accusato dell’omicidio, con l’aggravante dei maltrattamenti, della donna che lavorava come cuoca in un locale del centro storico cittadino.
Il processo davanti alla corte di assise, presieduta da Fabio Frangini, è entrato nel vivo delle testimonianze ascoltando alcuni investigatori, fra cui l’allora capo della Mobile, ora a Livorno, Riccardo Signorelli. “Ricostruisca i fatti”, lo sollecita il pm Niccolò Ludovici. Dalle persone ascoltate a caldo, alla contestazione della detenzione abusiva dell’arma da fuoco, il fucile appunto da cui partì il colpo fatale per Yuleisy. Emerge in udienza che la coppia “spesso litigava”, viene riferito il contenuto di alcune intercettazioni, sia in carcere che nella saletta di attesa della questura. “Quel giorno, dopo aver pranzato, andò in camera e prese il fucile mostrandolo ai presenti. La sorella di Porras Baloy e Yuleisy si erano arrabbiate. ’E’ pericoloso, mettilo a posto’, dissero”, riferisce alla Corte d’assise Signorelli soffermandosi poi anche sugli orari di quello che per la procura è stato un omicidio volontario. “La madre chiamò Yuleisy alle 15.18, rimasero otto minuti al telefono. Al termine la donna disse che doveva uscire per andare da lei. Alle 15.35 le persone che erano in casa sentono un tonfo”, prosegue la ricostruzione degli istanti appena successivi al momento in cui Porras Baloy ha ferito la compagna. I colleghi di Signorelli intervenuti sul posto il giorno della tragedia riferiscono di aver visto l’uomo “scioccato” E ancora: “Era in uno stato disperato, piangeva”.
In casa durante la perquisizione erano state state trovate numerose cartucce, 12 da una parte, altre 11 in un angolo del soggiorno dentro una busta. Inesplose. “C’era anche un’asta in legno senza scopino in cima, tipo quelle usate per pulire le armi”, racconta un poliziotto della Mobile. E’ un suo collega, subito dopo, a svelare “di aver registrato un colloquio nella lingua del loro Paese fra l’imputato e la sorella, nel portone dell’abitazione quando la tragedia era accaduta da poche ore. Il contenuto è stato poi trascritto”.
Cominciano ad emergere particolari della vita della coppia. Dalla copia forense del telefono si sa che Fernando Porras Baloy aveva altre donne. Maltrattava Yuleisy: durante la pandemia l’avrebbe picchiata tanto che lo zio dell’imputato, accorgendosi del colpo all’occhio, gli disse che se avesse continuato in quel modo se ne sarebbe dovuto andare. “La madre ha riferito che lui la maltrattava”, assicura l’ex capo della Mobile Signorelli. Cosa che sarebbe provata anche dalle chat della vittima con alcune amiche straniere, recuperate, dove sarebbe apparsa con un occhio nero.
Il processo riprende il 27 aprile per ascoltare gli uomini della scientifica, quelli di Siena ma soprattutto i colleghi venuti da Roma. Poi dovrebbero deporre il fratello e il cognato mentre l’11 maggio toccherà alla madre della cuoca 33enne il doloroso compito di ricostruire il rapporto fra i due.
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