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Come funziona la forza di reazione rapida Nato a trazione italiana: il test guidato dalla Multinational Division South di Firenze

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10.03.2026

L'esercitazione Nato in bassa Sassonia, su un’area di oltre 248 chilometri quadrati.

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Una cupola anti-missile per proteggersi dagli attacchi iraniani. La Turchia ha chiesto sostegno agli alleati della Nato per allestire un sistema di difesa con batterie di missili Patriot a protezione dello spazio aereo nazionale. Una tecnologia usata per la prima volta nella guerra del Golfo agli inizi degli anni ‘90, e poi diventata la spina dorsale di molti sistemi di difesa dalle minacce che arrivano dal cielo. ll MIM-104 Patriot è un sistema missilistico terra-aria sviluppato negli Stati Uniti dalla Raytheon. Affidabile e funzionale è usato ancora oggi sia da Israele che nel conflitto ucraino. La Nato si trova dunque a dover affrontare un nuovo compito arrivato in una fase nella quale l’alleanza era concentrata sulla tenuta della linea est più che sul presidio del fronte sud. E proprio in prossimità di questo confine, tra metà febbraio e inizio marzo aveva organizzato la più imponente esercitazione del 2026, schierando oltre 10mila uomini arrivati da 13 paesi dell’Alleanza, inclusa la Turchia.

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L’obiettivo dell’esercitazione, che appunto simulava tensioni sul fronte Est, era lo schieramento di una forza di reazione rapida. Una forza a trazione italiana, visto che il comando della componente di terra era stato affidato alla Multinational Division South, con sede a Firenze. Se il conflitto in Iran non coinvolge al momento la Nato, quattro anni di guerra in Ucraina hanno cambiato completamente il quadro sullo scacchiere militare europeo, una situazione distopica nella quale la trincea, retaggio delle guerre del passato, va a braccetto con l’uso della tecnologia low cost, di droni di cielo e di terra, che sono letali ma di certo molto più economici per esempio di un caccia di quinta generazione. Per questo la Nato ha deciso di scendere in campo in bassa Sassonia, su un’area enorme di oltre 248 chilometri quadrati.

L’obiettivo era testare le capacità e le procedure di dispiegamento della forza di reazione rapida, nonché l’interoperabilità tra le truppe alleate che hanno partecipato (Italia, Grecia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Lituania, Bulgaria e Turchia, con il supporto aggiuntivo di Francia, Belgio e Regno Unito) e quelle della Germania, la nazione ospitante. Per cercare di entrare in questo nuovo scenario, accanto all’esercitazione era stato allestito un padiglione statico interamente dedicato all’innovazione con 70 aziende, alcune delle quali provenienti dall’Ucraina per una dimostrazione didattica delle capacità militari raggiunte nell’utilizzo dei velivoli senza pilota.

La Multinational Division South ha partecipato all’esercitazione schierando il suo Posto Comando, la cui realizzazione è stata curata dal 78° Reparto Comando e Supporti Tattici “Lupi di Toscana”, pedina logistica della Divisione. Il 7° Reggimento Trasmissioni di Sacile ha seguito tutti gli aspetti inerenti ai collegamenti radio, satellitari ed alle comunicazioni sulle reti classificate. Alle dipendenze della divisione di comando e controllo c’è anche la Brigata Alpina “Julia”, che, già dal luglio scorso è stata inserita nella forza di reazione come unità di manovra.

"L’esercitazione – ha detto il generale di divisione, Giuseppe Scuderi, comandante della Multinational Division South – rappresenta il primo dispiegamento su larga scala della forza di reazione rapida nella sua area di controllo territoriale e in condizioni di pace. L’obiettivo è testarne le capacità e le procedure di proiezione, nonché la capacità di interagire tra gli eserciti delle nazioni che la compongono oltre al Paese ospitante. Si tratta di una forza strategica in grado di operare nei domini terrestre, aereo, marittimo, spaziale, cibernetico e delle operazioni speciali, assicurando effetti in tempi più rapidi rispetto a quanto precedentemente possibile”.

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La forza di reazione Nato, a guida italiana, rappresenta oggi una delle principali piattaforme tecnologiche e operative dell’Alleanza, con un ruolo che va oltre la prontezza operativa: è un hub addestrativo e di innovazione. Sul fronte della tecnologia occorre la massima attenzione. “L’uso della tecnologia negli anni passati – ha detto Scuderi – era ugualmente importante, ma è cambiato il contesto. Nella fase della guerra al terrore con la sim di un telefono si attivava un ordigno artigianale piazzato in strada. Oggi con la stessa scheda telefonica e lo stesso cellulare si può pilotare un drone. Dalla guerra al terrorismo siamo passati a uno scenario di combattimento nel quale è rispuntata la trincea, ma dove ci sono anche altissime innovazioni tecnologiche, e dove la velocità di dispiegamento diventa fondamentale”.

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