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Il custode di Terra Santa: “Ci si sente come impotenti”

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19.04.2026

Padre Francesco Ielpo, classe 1970

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Firenze, 19 aprile 2026 – Di fronte a milioni di sfollati, la missione non è risolvere l’impossibile, ma “prendersi cura anche di una sola famiglia, di una sola persona”. La tragedia del Libano ferito dagli attacchi israeliani è stata ripercorsa da frate Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, durante l’evento fiorentino di ‘Francesco Live’, meeting nazionale di riflessione e dialogo tenuto a Palazzo Vecchio.

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Intervenendo in video collegamento al talk ’Medio Oriente: capire i conflitti e la necessità di una presenza disarmata’ condotto dalla direttrice di Qn, Agnese Pini, ha proseguito: “A Beirut ho visto centinaia di migliaia di persone che erano sfollate. Di fronte a tanta ingiustizia, sofferenza e dolore, si sperimenta un’impotenza: vorresti aiutare, che le cose potessero cambiare, ma sperimenti che poi non sei tu il salvatore del mondo. Devi quindi fare i conti con l’impotenza. Questo non è necessariamente negativo, non è necessariamente un problema. Forse è ciò che ci aiuta a essere ancora più umani. Una delle caratteristiche di San Francesco è quello di aver fatto del limite un punto di forza”.

Padre Ielpo ha ricordato che “mentre dall’aeroporto andavo a Beirut uno dei confratelli mi ha detto che ciò che contava era poter salvare anche solo una persona. Questo è stato interessante. Di fronte a tutto ciò che abbiamo visto, la prima domanda è cosa si può fare? La prima cosa è non voltarci dall’altra parte. Il primo grande gesto che possiamo fare è informarci e documentarci, non accontentarsi della prima notizia che appare sui social”. Questa è la ’vocazione’ che spetta a ciascuno: “Quello che ci viene chiesto non è l’impossibile, ma fare bene quello che la vita ti offre. Quando lo fai bene, stai contribuendo alla salvezza del mondo”.

Il confronto è proseguito con il contributo dell’analista geopolitica Greta Cristini e di monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo emerito di Grosseto e vicepresidente della Fondazione Giovanni Paolo II.

Cristini ha aiutato la platea a inquadrare la complessità degli oltre 50 conflitti attivi nel mondo, mentre Cetoloni ha testimoniato l’impegno costante della Fondazione nel costruire ponti concreti di cooperazione, non nascondendo una forte preoccupazione: “Mi pare ci sia la volontà di arrivare in fondo in ogni modo a questa politica intrapresa da Netanyahu. Per ora questa situazione non si può risolvere”.

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