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“Chiedete aiuto, non dovete avere paura di parlare”: uccisa dal compagno, parla il figlio della vittima

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09.03.2026

L’appello di Andrea «Chiedete aiuto, non abbiate avere paura di parlare» Il figlio di Stefania Terrosi, uccisa dal compagno a Po’ Bandino: «La violenza non è solo quella fisica. Lui aveva bisogno di aiuto»

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Perugia, 9 marzo 2026 – Stefania Terrosi aveva 59 anni e stava cercando una casa dove trasferirsi. La relazione con Antonio Iacobellis, lunga una quindicina di anni, si era deteriorata. Lei voleva andarsene. Il figlio Andrea e non solo, l’avrebbero esortata più volte a lasciare l’abitazione di via Sardegna, a Po’ Bandino.

Ma la donna non ha fatto in tempo a andar via. Il 29 novembre dell’anno scorso l’ex sottoufficiale dell’Aeronautica Militare l’ha colpita al petto con una pistola, poi si è tolto la vita. Ieri, nel giorno dell’8 marzo, il figlio di Stefania ha lanciato un appello a tutti, affinchè tragedie come quella che ha dovuto vivere lui non si ripetano più. “Chiedete aiuto, non abbiate paura di parlare. La violenza non è solo quella fisica”, spiega Antonio Caiella, 32 anni, affindando all’Ansa il suo messaggio contro la violenza di genere. Lo fa seduto vicino alla compagna Krisalda mentre nella stanza accanto dorme il loro bambino di un anno e mezzo.

Quel maledetto giorno di novembre è cambiato tutto. Ha perso la madre, uccisa a colpi di pistola dal compagno che poi si tolse la vita nella frazione di Città della Pieve, in uno dei femminicidi che hanno segnato l’Umbria nel 2025. Caiella invita a riflettere sulle forme meno evidenti della violenza. “Spesso pensiamo a quella fisica, che è la più conosciuta - spiega - ma esistono anche la violenza psicologica e quella verbale, che si nascondono sotto tante sfaccettature”.

Dinamiche che spesso passano inosservate

Ripensando alla vicenda della madre, sottolinea come proprio queste dinamiche possano passare inosservate. “Non abbiamo mai avuto segnali di violenza fisica”, racconta. “Ma un controllo in più, un divieto, un’attenzione eccessiva - afferma - a volte vengono scambiate per gesti d’amore, invece sono forme di possesso che possono isolare una persona e allontanarla anche dalla famiglia”. Per questo il suo invito è a rompere il silenzio. “L’appello che vorrei fare - dice - è di chiedere aiuto, non solo alle donne, ma a tutte le persone che ne sentono il bisogno”. Aiuto che può arrivare “dalle forze dell’ordine, dagli enti specializzati, ma anche da un amico o da una persona fidata”. Il 32enne invita anche chi sta vicino a possibili vittime a non restare indifferente. “Non bisogna avere paura di parlare - è il suo appello - e di avvicinarsi a chi potrebbe vivere una situazione di violenza o di pericolo”. Nonostante il dolore, nel suo racconto non c’è spazio per la rabbia e parlando dell’uomo che ha ucciso sua madre dice: “Penso che fosse una persona malata e che forse avesse bisogno di aiuto”.

“Insegno il rispetto a mio figlio”

L’8 marzo per Andrea resta inevitabilmente legato al ricordo di Stefania. “Penso spesso a come l’avrebbe passato - dice -, se sarebbe uscita a mangiare una pizza con noi o con le amiche”. E guardando al figlio che cresce, Andrea spiega di volergli trasmettere soprattutto un valore: “Il rispetto verso le altre persone”. “E l’idea - conclude all’Ansa - che si può sempre andare avanti, la vita non finisce se finisce una relazione o se si ricevono delle porte in faccia”.

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