Lupi, testa a testa ambientalisti-ateneo. “Monitoraggio rigido, zero polemiche”
ll progetto di monitoraggio “Lupus Etruriae”, vede coinvolti l’ateneo, Coldiretti e Federcaccia
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Firenze, 23 marzo 2026 – Il monitoraggio del lupo in Toscana aveva acceso un confronto politico e scientifico, finito per dividere istituzioni, associazioni e mondo ambientalista. Al centro del dibattito il progetto “Lupus Etruriae”, promosso da Coldiretti Toscana e Federcaccia Toscana con il supporto scientifico di università e partner tecnici, nato con l’obiettivo di raccogliere dati sulla presenza della specie e realizzare una mappatura dei branchi sul territorio. Il coinvolgimento diretto di organizzazioni agricole e venatorie nella raccolta dei dati aveva però sollevato critiche. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Irene Galletti aveva contestato la scelta, sottolineando la necessità di garantire indipendenza, rigore metodologico e competenze scientifiche, chiedendo che il monitoraggio fosse affidato esclusivamente a professionisti qualificati in un quadro istituzionale chiaro e imparziale.. Di segno diverso l’intervento dell’assessore regionale alla biodiversità David Barontini, anche lui esponente pentastellato, che aveva invece aperto alla possibilità di ampliare la collaborazione, includendo anche le associazioni ambientaliste per assicurare una rappresentanza più ampia nell’attività di monitoraggio. Perplessità erano state espresse anche dal Wwf, che aveva riconosciuto il ruolo del supporto scientifico universitario ma aveva evidenziato criticità nella raccolta primaria dei dati, affidata in gran parte a soggetti che negli anni si erano espressi a favore di politiche di contenimento del lupo, sollevando dubbi sulla solidità metodologica.
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L’intervista all’esperto
"Sarà un monitoraggio condotto con rigore, perché lo faremo noi”. Non ci sta Marco Apollonio –zoologo e professore dell’Università di Sassari, fra i maggiori esperti di lupo in Italia – ad essere tirato dentro alla polemica partita all’indomani dell’approvazione del progetto «Lupus Etruriae», che vede, sotto la consulenza scientifica del suo ateneo, Coldiretti e Federcaccia alle prese col nuovo monitoraggio regionale sulla specie. Polemica che vede dai fronti opposti cacciatori, allevatori e ambientalisti e in cui si sono dichiaratamente schierati i pentastellati Irene Galletti e l’assessore all’Ambiente David Barontini, sostenendo, in pratica, che un monitoraggio fatto da stakeholders, come cacciatori e allevatori, non è attendibile.
"Vorrei chiarire alcune cose – spiega Marco Apollonio, che conosce bene la situazione dei lupi in Toscana visto che già dal 2013 al 2016 è stato responsabile del censimento regionale e ha svolto e svolge ricerche sui lupi in Toscana dagli anni 90 – La prima è che i cacciatori, tramite Federcaccia, si sono offerti volontari ma il monitoraggio è aperto a tutte le categorie che si pongono a disposizione a differenza di quanto accaduto con il monitoraggio nazionale nel quale non sono stati considerati. Poi, la valenza scientifica è assicurata dall’Università e penso di essere abbastanza titolato per garantire la veridicità dei risultati ottenuti”.
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Come funziona il monitoraggio
E su come come funzionerà il monitoraggio è chiaro: "Sulla base di una griglia con quadrati della dimensione prossima a quella di un home range di un branco di lupi, determinato grazie ai dati di telemetria raccolti in Toscana, verranno predisposte fototrappole in punti di marcatura o passaggio.In fase di raccolta dei dati così impostati i filmati ottenuti tramite fototrappole dai tecnici responsabili associati al progetto verranno consegnati all’Università. I volontari potranno essere coinvolti, previa formazione, nelle diverse fasi di lavoro sul campo , ricordo al riguardo che la Regione Toscana ha già svolto corsi di formazione in provincia di Pisa per operatori in questo settore. Sarà comunque l’Università a visionare i filmati e a elaborare i dati fornendo una relazione finale alla Regione che deciderà cosa farne”.
Il monitoraggio, impostato con i medesimi obiettivi di quello che nel 2016 portò alla constatazione di circa 110 branchi sparsi per tutta la Regione è il fulcro di un progetto presentato da una rete di enti coordinati da Coldiretti, e di cui fa parte anche l’Università di Sassari, al bando finanziato dalla Regione con i complementi del Psr per il sostegno ai Gruppi Operativi Pei Agri, per circa 270 mila euro.
"Per quel che riguarda la partecipazione di Coldiretti – continua Apollonio – si tratta del coinvolgimento di aziende che aiuteremo a valutare la vulnerabilità predatoria con un monitoraggio nella proprietà: sono dati imprescindibili se si vuole parlare della gestione del lupo, anche per calibrare le azioni di prevenzione”.
C’è poi il collegamento, inevitabile, con il contemporaneo declassamento del lupo – da un regime di tutela più rigoroso ad uno che consente misure di gestione – il nuovo quadro normativo introduce il tema del "controllo numerico” e quindi, i numeri di un monitoraggio, in questo contesto, hanno il loro peso, come lo ha chi li raccoglie.
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