Meloni: “La giustizia funziona male. Delmastro? Leggero, ma temo una manina” /
La premier Giorgia Meloni a Cinque Minuti
Articolo: Meloni, due sorelle in campo per il referendum: Giorgia parla nel podcast di Fedez, Arianna evoca i magistrati-eroi
Articolo: La spiegazione semplice del referendum sulla Giustizia 2026: cosa succede se vince il Sì (o se passa il No)
Articolo: Referendum giustizia, il (nuovo) video tutorial della premier Meloni: “Mettete croce sul Sì”. L’appello delle imprese: “Doveroso andare a votare”
Articolo: Delmastro, la Bisteccheria d’Italia e i Fratelli (ex) soci dell’erede del boss. L’opposizione: “Affari con la mafia”
In questo sgangherato banchetto elettorale dai sapori decisamente audaci, mancava solo il tocco finale. Il caso Delmastro è arrivato con la grazia di un cubetto di ghiaccio nel vino rosso: la ciliegina perfetta per guarnire un dessert pessimo. Va da sé che, nell’ultimo giorno prima del silenzio elettorale, sia proprio la vicenda del sottosegretario alla Giustizia a tenere banco. Che a Giorgia Meloni — impegnata in uno sprint finale tra Rai 1 e La7 — il comportamento del fedelissimo sia piaciuto poco, è evidente. “Abbiamo sottosegretari leggeri, Delmastro è stato leggero”, taglia corto nello speciale sul referendum di Enrico Mentana.
La condanna si ferma qui: per il resto la premier, in completo chiaro e assetto da battaglia, fa di nuovo scudo. Almeno per ora: “Non l’ho ancora sentito. I fatti dicono che ha acquistato quote di un ristorante con soci incensurati e che, non appena scoperti i problemi giudiziari del padre di uno di loro, si è affrettato a vendere”. Sia ben chiaro, chiosa: “Se la questione fosse più ampia, la magistratura farà il suo corso”. Che il “fattaccio” sia un guaio è innegabile, ma non tutto il male viene per nuocere: in questo caso permette un tentativo di contropiede. Difficile credere che la notizia sia arrivata per coincidenza a poche ore dall’apertura delle urne, e la premier cavalca il sospetto: “Se ci fosse stata una manina pronta a tirar fuori questa cosa, gli italiani sapranno valutare”.
Delmastro, la Bisteccheria d’Italia e i Fratelli (ex) soci dell’erede del boss. L’opposizione: “Affari con la mafia”
D’altronde, in questa campagna ogni fatto di cronaca è stato trasformato in arma di propaganda. Meloni insiste su Garlasco e si accalora quando Mentana le chiede se la vicenda sia pertinente al referendum: “Lo è, perché evidenzia magistrati che non avevano fatto bene il proprio lavoro. È sempre il tema del malfunzionamento del sistema”. Una logica applicata a tutto, dalla nera alla politica, anche quando il clima si fa luttuoso: il ricordo di Bossi aleggia in queste ore e le esequie del Senatur, a cui la premier parteciperà domani, potrebbero proiettare un qualche riflesso nelle urne. Nel merito, Meloni non ci sta ad accreditare la tesi — sostenuta anche da autorevoli alleati come la senatrice Giulia Bongiorno — secondo cui la riforma della giustizia non incida sulla rapidità dei processi: “Nessun’altra norma potrà migliorare il sistema come questa”, spiega a Bruno Vespa, ospite di Cinque Minuti. Già che si trova, tenta di ribaltare il cavallo di battaglia del No, ovvero il rischio di assoggettare le toghe al potere esecutivo: la realtà secondo Giorgia è l’esatto opposto. “Noi togliamo il controllo della politica”.
La sinistra ha tentato di buttarla in caciara, e c’è stato qualche fallo di reazione da parte nostra
Per dimostrare che il testo è all’avanguardia, sventola una cartina dell’Europa punteggiata di verde nei numerosi Stati dove vige la separazione delle carriere: “Una volta che voglio essere europeista io, non si può fare?”. E rilancia: “In alcuni casi i pm sono nominati dal governo, principio che non introdurrei mai”. Poi ammette che il livello dell’agone è stato rasoterra e che la sua squadra ci ha messo del suo, ma solo perché provocata: “La sinistra ha tentato di buttarla in caciara, e c’è stato qualche fallo di reazione da parte nostra”.
Bufera su Delmastro, le opposizioni: "Fatti inquietanti, la commissione antimafia indaghi sui rapporti con Caroccia-Senese"
Una cosa però la premier ci tiene a ripetere: non vede riflessi sul governo. “Nessun contraccolpo, la maggioranza è solida a differenza dell’opposizione”. Infine, avverte che la sfida è tra chi vuole difendere lo status quo e chi vuole modernizzare il Paese. Indubbiamente, il ruolo da protagonista assoluta che Giorgia ha deciso di assumere in quest’ultima settimana aveva un duplice obiettivo: risollevare le sorti di un Sì che pareva destinato ad arretrare inesorabilmente, mettendo sul piatto il peso della sua popolarità, e depotenziare la prova dal suo significato politico. Quanto le sia riuscita la prima scommessa lo sapremo lunedì alle 15; sulla seconda, invece, ha già fatto centro: nessuno pensa più che una crisi di governo dopo il No sia possibile.
© Riproduzione riservata
