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Safari umani a Sarajevo, ci sono nuovi indagati: tra loro un super manager

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14.03.2026

L’80enne friulano Giuseppe Vegnaduzzo è accusato di omicidio volontario aggravato. Si sospetta che sia uno dei cecchini di Sarajevo

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Milano – Testimonianze raccolte che offrono elementi di interesse investigativo su una pagina nera della storia, persone che rievocano episodi del passato, tessere di un puzzle che, passo dopo passo, combaciano. Si allarga, e arriva alla Lombardia e al centro Italia con nuovi indagati, l’inchiesta della Procura di Milano sui “cecchini del weekend”, italiani che trent’anni fa avrebbero pagato per unirsi alle milizie serbo-bosniache e sparare ai civili durante l’assedio di Sarajevo degli anni ’90. Un “gioco“ sadico, con dietro le quinte un’organizzazione legata a criminali di guerra in grado di offrire trasferte nelle zone del conflitto in cambio di denaro, su cui il procuratore Marcello Viola, il pm Alessandro Gobbis e i carabinieri del Ros stanno cercando di fare luce, anche attraverso il raccordo con altri uffici giudiziari italiani ed europei. 

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Si allunga l’elenco degli indagati 

L’elenco degli indagati, quindi, si allunga: oltre all’80enne friulano Giuseppe Vegnaduzzo, accusato di omicidio volontario aggravato, sono indagati altri due uomini. Sarebbero una persona residente nel centro Italia e un facoltoso imprenditore lombardo, con un tenore di vita che, negli anni ’90, gli avrebbe consentito di sborsare le somme richieste per andare a sparare a Sarajevo. Un profilo diverso rispetto a quello di Vegnaduzzo, che in passato ha lavorato come operaio e autotrasportatore per un’impresa friulana, con idee politiche di estrema destra testimoniate anche dal busto di Mussolini trovato nella sua casa a San Vito al Tagliamento durante la perquisizione.

I presunti “cecchini del weekend” 

Non sono gli unici nomi al centro di accertamenti, perché presunti “cecchini del weekend” sarebbero partiti anche dal Piemonte, altro “fronte caldo“ nell’inchiesta. Il lombardo indagato farebbe parte di quegli italiani che avrebbero sparato per divertimento contro i civili, in un ambiente dove gravitavano professionisti, manager e imprenditori “ricchi e annoiati”, appassionati di caccia in cerca di “adrenalina”. Sia lui sia l’altro indagato del centro Italia potrebbero essere convocati prossimamente dagli inquirenti, che invece hanno già interrogato Vegnaduzzo: l’uomo ha respinto ogni addebito.

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Come sono iniziate le indagini 

Passi avanti in un’indagine partita dall’esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni (il 17 marzo uscirà il suo libro “I cecchini del weekend“ edito da PaperFirst) corroborato da successive integrazioni sul materiale raccolto con la collaborazione degli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, ex magistrato esperto di terrorismo. In alcuni casi i presunti cecchini si sarebbero “vantati” delle loro imprese criminali degli anni ’90, si sarebbero fatti sfuggire frasi che ora assumono un peso. Alcuni testimoni hanno confermato i loro racconti davanti a investigatori e inquirenti, altri verranno convocati nelle prossime settimane. Un quadro su cui sarebbero state trovate alcune conferme, con tutte le comprensibili difficoltà legate agli anni trascorsi. Il “safari“ criminale in Italia avrebbe avuto come snodi due città: Milano e Trieste, “porta“ per raggiungere i Balcani. Le partenze, come è emerso da testimonianze raccolte da Gavazzeni, avvenivano ogni venerdì da Milano usando come luogo di ritrovo un magazzino di elettrodomestici in periferia, con l’appoggio di una società di security. Nel loro gergo i “turisti tiratori” venivano chiamati “arcieri”, mentre gli abitanti di Sarajevo erano “cervi”, da uccidere in cambio di denaro, con il prezzo più alto per bambini e militari bosniaci.

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