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La casa come un laboratorio d’amore: «Perché c’è bellezza anche nel dolore»

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09.02.2026

IN FAMIGLIA. Un incidente rende papà Claudio tetraplegico, ma dal dolore nasce una storia di vicinanza e solidarietà.

«Non dare solo le tue cure - dice Madre Teresa di Calcutta -, ma dai anche il tuo cuore». Stare accanto a una persona fragile - nonostante la fatica, la difficoltà, la durezza - può diventare una speciale esperienza d’amore. Così racconta, con molta commozione, Marina Acerbis, che con la mamma Dirce e i fratelli Chiara e Giacomo si prende cura del padre, tetraplegico a causa di un incidente, e di una zia anziana con disabilità visiva. «È un’esperienza iniziata in modo drammatico - spiega - ma oggi non possiamo chiamarla sfortuna, grazie alla fede e alla vicinanza di tante persone è diventata piuttosto una ricchezza inattesa».

Un ribaltamento che ha trasformato una casa come tutte le altre in un laboratorio d’amore, in cui il buio diventa luce attraverso piccoli gesti quotidiani: una carezza, un sorriso, un tempo condiviso. Marina e la sua famiglia hanno scoperto che la cura non toglie dignità, e incoraggia a intrecciare legami più stretti con un intero villaggio di vicini e amici. Come scrive Papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata del Malato, che si celebra l’11 febbraio, «la compassione e la misericordia si realizzano nelle relazioni». È più facile affrontare i momenti difficili se abbiamo qualcuno che ci affianca e sostiene.

La vita della famiglia di Marina è cambiata all’improvviso il 26 novembre 2024: alle cinque e mezza del pomeriggio, Claudio Acerbis, 77 anni, era uscito per una passeggiata con il cane. Nonno attivo, si era impegnato per anni come volontario all’oratorio di Monterosso, come catechista e nello spazio compiti, era ancora un uomo brillante e indipendente. Un’auto lo ha travolto, scaraventandolo a terra, gravemente ferito. «In seguito - racconta Marina - abbiamo scoperto che la persona che involontariamente lo ha investito lo ha subito soccorso e gli è rimasta accanto fino a quando è stato portato in ospedale. Ha chiesto di avere notizie, di potersi mettere in contatto con noi, e in seguito ha voluto incontrarlo ed entrare nella rete di persone che lo assiste, di cui fa tuttora parte. Un gesto non scontato, che noi abbiamo interpretato come segno d’amore».

Intanto, a casa, nessuno sapeva dove fosse. La moglie era in oratorio a fare volontariato, la zia Franca – sorella di lei, cieca, ottantenne – lo aspettava a casa. È stata lei la prima ad accorgersi del ritardo. Poco dopo è arrivata la chiamata dall’ospedale. I medici avevano espresso subito forti preoccupazioni: tetraplegia quasi certa, un alto rischio che........

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