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In piscina, sfidando limiti e fragilità. Tutti insieme, una bracciata alla volta

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12.04.2026

In piscina, sfidando limiti e fragilità. Tutti insieme, una bracciata alla volta

IL PROGETTO. A Ponte San Pietro l’attività sportiva dell’istituto «Mamoli» rivolta a ragazzi con disabilità.

«I gesti del nuoto - scrive Erri De Luca - sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quella che l’aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo». Così accade che un gruppo di ragazzi con disabilità, nelle ore di scuola, si eserciti nel nuoto proprio per imparare a «volare» nella vita di tutti i giorni, facendo crescere indipendenza e autonomia.

Nelle piscine comunali di Ponte San Pietro, ogni giovedì mattina, da ottobre a maggio, si svolge un’attività sportiva dell’Istituto superiore Mamoli di Bergamo: i ragazzi con disabilità sfidano limiti e fragilità entrando nelle vasche, mettendosi alla prova. L’acqua della piscina avvolge i corpi in modo morbido, come un abbraccio, sa sciogliere nodi invisibili di tensione e paura. Gambe e braccia si tendono negli esercizi in acqua, e in quel movimento semplice – una bracciata, un gioco, una camminata – emerge la forza di chi si mette in moto per uscire dalla sua zona di comfort, con tenacia e costanza.

«Autonomia, socialità, solidarietà»

Sergio Benaglia, docente di Scienze motorie, è lì in mezzo ai suoi studenti. Sta in acqua con loro, guidandoli con attenzione e pazienza. Mostra un movimento, sostiene un corpo esitante, ride con chi riesce a stare a galla da solo per la prima volta. E così li accompagna a imparare - quasi senza accorgersene - qualcosa che va molto oltre il nuoto. «L’importanza di questo progetto sta in alcuni obiettivi fondamentali: l’autonomia, la socialità, la solidarietà reciproca - spiega Benaglia -. I ragazzi devono imparare a essere autonomi in acqua, ma anche fuori, nello spogliatoio, nei trasporti. Solidali perché devono aiutarsi l’un l’altro: questo è l’obiettivo che ci diamo ogni anno».

L’idea di questo «laboratorio di acquaticità» è nata nel 2015 e oggi coinvolge nove ragazzi e altrettanti accompagnatori tra insegnanti e educatori: il rapporto è di uno a uno, perché ogni studente porta con sé una storia e un corpo diverso, esigenze, attenzioni, un modo tutto suo di stare al mondo.

La mattinata inizia molto prima della piscina. Il giorno prima, o all’alba del giovedì stesso, infatti, ogni ragazzo ha il compito di preparare la propria sacca: costume, asciugamano, accappatoio, ciabattine, e una merenda sana. «Li invitiamo - sottolinea Maria Mannarino, insegnante di sostegno - a portare con sé frutta fresca o secca, oppure un panino. Niente merendine industriali o zuccheri: lo prevede il progetto, e i ragazzi lo sanno e ne sono........

© L'Eco di Bergamo