«Attraverso il dono del midollo ho capito quanto è profondo il legame tra due vite»
LA STORIA. Sopravvissuto a un grave incidente, con il suo gesto Mauro Carrara ha salvato un giovane: «Basta la disponibilità».
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«La vita è un arazzo – scrive Isabel Allende – e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, ma tutti i fili servono». Nella vita di Mauro Carrara, 71 anni, di Albino, si sono intrecciati molti fili: quelli invisibili dell’amicizia, del dono, della solidarietà, e poi quello – concretissimo – che unisce il cielo di Albino e i boschi di Selvino, tenendo sospesa la cabina della funivia, dove ha lavorato per tanti anni. Così ha scoperto, strada facendo, che un imprevisto, un incidente, una malattia possono cambiare direzione alla vita, ma che poi, a volte, bastano una mano tesa e un gesto generoso per cambiare le carte in tavola, come è successo a lui con la donazione di sangue e di midollo osseo.
«Ero donatore di sangue dall’età di diciotto anni – racconta –. Ho smesso solo a 70, nel luglio del 2025. Durante un prelievo, tanti anni fa, mi hanno proposto di aggiungere una provetta per l’iscrizione al Registro nazionale dei donatori di midollo. “Perché no?”mi sono detto, senza pensarci troppo, e ho accettato».
«Ero donatore di sangue dall’età di diciotto anni – racconta –. Ho smesso solo a 70, nel luglio del 2025. Durante un prelievo, tanti anni fa, mi hanno proposto di aggiungere una provetta per l’iscrizione al Registro nazionale dei donatori di midollo. “Perché no?”mi sono detto, senza pensarci troppo, e ho accettato».
È iniziata così, quasi per caso, una storia di impegno che lo ha portato attraverso diverse tappe fino alla donazione effettiva. A offrirgli l’ispirazione, però, sono stati, come spesso accade, alcuni episodi e incontri speciali. Quando era ancora molto giovane, un suo amico ha avuto un grave incidente in moto. «Gli era servita una trasfusione urgente, i medici avevano avuto molte difficoltà a trovare il sangue necessario, e questo aveva messo a rischio la sua vita. La donazione non era così diffusa come fortunatamente accade oggi. In quel momento mi ha colpito la consapevolezza di quanto sia sottile la linea che separa la vita dalla morte. Da allora mi sono riproposto di cogliere qualsiasi occasione mi si fosse presentata per poter aiutare chi si trovava in difficoltà».
Mauro poco dopo è entrato nel gruppo Avis locale. A quei tempi, racconta, i prelievi si facevano nella biblioteca comunale, tra amici, in un’atmosfera molto familiare: «Mi ricordo che per sedersi c’erano delle sdraio simili a quelle da spiaggia. Dopo la donazione ci davano pane e........
