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Yoko Ono e il bicchiere mezzo pieno

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11.10.2026

“Mia sorella, che vive a Parigi, mi racconta che una sera è al cinema a vedere un documentario su non so quale artista. Nel film compaiono diverse interviste a colleghi e personaggi celebri che ne tessono le lodi. A un certo punto, fra gli intervistati, appare Yoko Ono. La gente in sala comincia a urlare ‘Stronza!’, qualcuno perfino ‘Puttana!’. Mia sorella è meravigliata di come il pubblico di una sala cinematografica, per tradizione silenzioso e attento, si trasformi all’improvviso in una curva da stadio solo per la presenza di Yoko sullo schermo. Un odio incontenibile, che viene espresso a parole, a insulti. Che, letteralmente, non può essere taciuto, neanche nel buio di un cinema” (Matteo B. Bianchi, Cara Yoko. Dichiarazione d’amore per una donna circondata d’odio, Utet 2026)

Yoko Ono è stata una delle donne più odiate della seconda metà del novecento. Soprattutto nel mondo della musica pop era vista come la donna che aveva fatto sciogliere i Beatles, l’urlatrice incapace, l’artista cervellotica e incomprensibile, la strega giapponese che aveva rovinato John Lennon in un gran concentrato d’ignoranza, misoginia e razzismo.

Yoko Ono non è mai stata nessuna di queste cose: ci sono voluti anni di documentari, rivalutazioni, articoli e libri per giungere alla conclusione che no, non era stata lei a far sciogliere i Beatles, che non è un’urlatrice incapace ma una musicista d’avanguardia che in Giappone aveva avuto una solida preparazione classica e che John Lennon, conoscendo lei, era riuscito a infrangere quel carapace di adulazione e irrealtà che solitamente s’incrosta intorno alla gente molto famosa.

Yoko Ono, nata nel 1933 a Tokyo e trasferitasi definitivamente a New York dopo la guerra, è soprattutto un’artista: è stata tra le fondatrici dl movimento Fluxus ed è stata un’anima dell’avanguardia newyorchese.

Nel novembre del 1966 Yoko Ono conobbe John Lennon a Londra, mentre finiva di preparare una sua mostra intitolata Unfinished paintings alla Indica Gallery. John era “più famoso di Gesù” ma lei non sapeva chi fosse: in quel contesto l’artista famosa era lei.

O, meglio, forse Yoko fece finta di non sapere chi fosse visto che era già entrata in contatto con Paul McCartney e sapeva benissimo chi fossero i Beatles. Oppure era sincera perché era troppo occupata ad allestire la sua mostra per collegare ai Beatles quel ragazzo allampanato che il gallerista, John Dunbar, le presentò come un possibile collezionista.

Non lo sapremo mai, come è normale non sapere tutti i dettagli del primo contatto tra due persone che in breve si sarebbero innamorate. In ogni caso il loro incontro era stato una specie di happening, con lui che arrampicato su una scala,........

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