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Livorno, sfondano la casa del prete e poi svaligiano la Caritas

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21.03.2026

Livorno, sfondano la casa del prete e poi svaligiano la Caritas

L’ex parroco di Corea don Matteo Gioia: «Ero in dormiveglia». Rubati dall’Emporio solidale 1.600 euro di attrezzi da giardino

LIVORNO. Hanno fatto irruzione alla Caritas provocando una marea di danni e rubando 1.600 euro di attrezzature per il giardinaggio fra tagliaerba e tagliasiepi e il fondo cassa, pochi spiccioli, dall’Emporio solidale. Ma non solo: uno di loro ha perfino sfondato l’ingresso dell’appartamento al piano superiore, dove vive l’ex parroco di Corea don Matteo Gioia, terrorizzandolo, dato che gli sono entrati in camera da letto mentre stava dormendo. «Ma la cosa che fa più male è che queste sono persone bisognose che usufruiscono dei nostri servizi per i poveri: di giorno vengono a mangiare con le famiglie e di notte ci derubano», spiega il direttore Guido De Nicolais.

Colpo dei ladri alla struttura diocesana di via La Pira, in Corea. I malviventi - due e ripresi dalle telecamere, uno dei quali già riconosciuto dagli investigatori - hanno agito attorno alle 5 di mattina di giovedì scorso, rischiando di mandare all’ospedale l’anziano sacerdote a causa dello spavento. Per l’ente caritatevole si tratta dell’ennesimo colpo subito, visto che a Capodanno un uomo l’aveva preso d’assalto svuotando una cella frigorifera e costringendo i responsabili a gettare nell’immondizia ben 800 euro di prodotti surgelati. A raccontare quanto accaduto, dopo aver fatto presente l’emergenza anche alla questora Giusy Stellino, è il direttore della Caritas labronica, Guido De Nicolais: «Quanto successo mi fa male - le sue parole - perché coloro che hanno messo a segno il furto sono persone che si servono qui, vengono a mangiare alla mensa con le loro famiglie, sono persone che abitano nel quartiere. Le vediamo tutti i giorni. Siamo veramente senza parole». Le telecamere di ultima generazione installate all’interno della struttura li hanno ripresi in volto e le immagini sono molto definite. Uno, in particolare, viene immortalato molto bene. Gli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, diretto dal commissario capo Gabriele Nasca, sono già riusciti attraverso i filmati a riconoscerlo. Per l’altro si sta ancora lavorando: De Nicolais ha già consegnato agli inquirenti una penna usb con tutti i video raccolti.

«Speriamo che questa escalation si possa fermare - prosegue il direttore - perché davvero non ne possono più. Abbiamo subito l’ennesima ondata di danni, migliaia di euro che giocoforza saranno sottratti alle opere di solidarietà. Ciò che noi spendiamo è rivolto interamente ad aiutare i bisognosi».Da capire se i due abbiano avuto un complice all’esterno, in via La Pira. «È possibile - prosegue il responsabile - perché dalle immagini vediamo queste persone spaccare il magazzino con le attrezzature, portarle fuori a spalla e rientrare subito dentro per proseguire il lavoro. Penso che fuori potessero avere dei complici: in qualche modo, infatti, devono averle portate via. Direi con un mezzo».La preoccupazione maggiore di De Nicolais era però per le condizioni di salute di don Matteo, a cui uno dei malviventi ha sfondato l’appartamento, lo ha perlustrato interamente e, una volta in camera da letto, si è imbattuto nella sua presenza mentre dormiva, svegliandolo.

«Il sacerdote - spiega il direttore - ha voluto minimizzare, per fortuna sta bene, ma certe cose non devono accadere, queste irruzioni stanno diventando sempre più frequenti e bisogna intervenire al più presto».Don Gioia, che come parroco di Corea ora non opera più, abita lì, sopra la Caritas, e di certo non ha passato istanti piacevoli. «Sto bene, davvero - racconta - e quando il ladro mi è entrato in casa io non mi sono accorto di niente, non ho sentito che aveva sfondato la porta perché dormivo. Quando mi è entrato in camera, invece, ero in dormiveglia. Ricordo i rumori, pensavo inizialmente che provenissero dall’esterno, invece era dentro, in camera mia. I danni? Sì, ci sono, ma la porta può essere riparata senza problemi, non è distrutta. Ripeto: sto bene, è chiaro che sarebbe stato meglio che non fosse accaduto nulla, ma l’importante è che non si sia fatto male nessuno e io, appunto, non mi sono fatto niente», conclude l’ex sacerdote della parrocchia "Nostra Signora di Fatima".

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