Morta nel crollo del balcone a Livorno, l'ingegnere: «Serve manutenzione. Un legame col terremoto? Forse»
Morta nel crollo del balcone a Livorno, l'ingegnere: «Serve manutenzione. Un legame col terremoto? Forse»
Livorno, l’analisi dell’esperto sulla tragedia di via Bonomo: «Un fabbricato va curato nel tempo. Gli edifici “parlano” e molto spesso prima di un cedimento ci sono delle avvisaglie»
LIVORNO. «Non dobbiamo aspettare il prossimo crollo per occuparci della sicurezza dei nostri edifici. La parola chiave è manutenzione: un fabbricato va conosciuto, controllato e curato nel tempo, proprio come facciamo con la nostra salute». A parlare è Braian Ietto, ingegnere civile, libero professionista con studio a Pisa (ma attivo anche sul territorio livornese), specializzato nel recupero e nella valutazione delle strutture esistenti e fondatore della pagina Facebook “Ingegneria e dintorni”. Dopo il crollo del balcone a Livorno, il suo invito è a evitare sia il panico sia la sottovalutazione: «Bisogna consapevolizzare, non allarmare», sottolinea. Ingegnere, partiamo dal crollo di Livorno. Dalle immagini si possono già fare valutazioni sulle possibili cause? «Sulle sole fotografie non si può attribuire una causa certa, sarebbe scorretto. Possiamo però ragionare sulla tipologia costruttiva, sull’età dell’edificio e sulle vulnerabilità tipiche di determinate tecnologie. Il balcone apparteneva a un edificio costruito diversi decenni fa e non dobbiamo commettere l’errore di giudicare con gli occhi di oggi una tecnologia che allora era diffusa e considerata all’avanguardia. Nelle immagini si vede che un’armatura c’era: era però molto sottile, secondo una concezione costruttiva dell’epoca. Dopo 60 o 70 anni, senza una manutenzione adeguata, una struttura può arrivare a perdere progressivamente le proprie prestazioni». Quindi non è corretto parlare semplicemente di “errore di progettazione”? «No. Possiamo parlare di una progettazione figlia del proprio tempo, con margini di sicurezza e criteri diversi da quelli........
