“A me basta che...”: il mito del figlio perfetto e la paura dei genitori per la diversità
“A me basta che...”: il mito del figlio perfetto e la paura dei genitori per la diversità
L'idea della perfezione che viene tramandata a questi ragazzi, che devono essere perfetti e stare dentro gli algoritmi, genera un'ansia terribile
Lamberto Giannini, insegnante e direttore della compagnia Mayor Von Frinzius, è il protagonista di una nuova rubrica settimanale dedicata ai giovani e non solo: “Dosi di filosofia”. Ecco la prima seconda.
“A me basta che”, “a me basta che”, a me basta che” è il mantra dei genitori. La società contemporanea ha costruito, nel periodo post sessantottino, il mito del figlio perfetto, che si cela dietro l’affermazione di non volere che il proprio figlio sia perfetto perché “a me basta che”. Al genitore basta che la figlia sia brava a scuola, non bravissima; che il figlio sia bello, non bellissimo, cioè, senza ammetterlo, la perfezione, un equilibrio costante tra la realtà e le proprie aspettative che nessun figlio riesce a mantenere.
L'idea della perfezione che viene tramandata a questi ragazzi che devono essere perfetti e stare dentro gli algoritmi genera un'ansia terribile che li porta a rimandare, spesso anche a essere giudicati come vagabondi; ad esempio a scuola qualcuno dice “non sono pronto per l’interrogazione” non perché non ha studiato, ma perché ha l’ansia di affrontare la prova, e questo porta anche ad un giudizio negativo, a uno specchio riflettente, come direbbe........
