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Blitz fascista al Cecioni di Livorno, la risposta degli studenti: «Codardi, metteteci la faccia»

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Blitz fascista al Cecioni di Livorno, la risposta degli studenti: «Codardi, metteteci la faccia»

Lezioni sospese, un migliaio in assemblea fuori dalla scuola per rispondere all'azione squadrista: «Ecco da che parte stiamo»

LIVORNO. «Sarebbe bello che gli autori di questi striscioni ci mettessero la faccia, ma aimé non lo faranno mai perché sono dei codardi come i loro bisnonni». I rappresentanti d’istituto del liceo Cecioni insieme a un’onda di oltre un migliaio di studenti si ritrovano in giardino. Si fermano le lezioni. Si fa assemblea: una reazione istantanea. Partecipata. Per travolgere di anti-fascismo quegli striscioni squadristi apparsi alle scale esterne, per reagire all’attacco fascista subito dalla loro scuola nella notte tra domenica 22 e lunedì 23 marzo. Per far vedere da che parte sta il liceo di via Galilei. La reazione immediata dei ragazzi e delle ragazze dell’istituto diventa una nota del collettivo Scuola di carta.Come ricordano i liceali - e anche lo stesso dirigente Rino Buzzi - in ottobre c’è stato un primissimo segnale del “Cecioni fascist crew”. Alcuni volantini e uno striscione. In tono decisamente minore rispetto al motto fascista “Credere, obbedire, combattere" apparso in 3 striscioni diversi appesi a ogni piano delle scale di emergenza esterne dell’istituto di via Galilei. Con un quarto “lenzuolo” con la firma del raid notturno, la cosiddetta Cfc.«È un motto fascista che molti giovani di estrema destra usano come simbolo della loro identità - si legge nelle parole di Scuola di Carta - Ci schifa particolarmente vedere questo contenuto di odio e repressione appeso».L ’ultimo striscione porta in qualche modo la firma “Cecioni fascist crew”. E pure sul pavimento del pian terreno, sempre nella zona delle scale antincendio compare la tag “Cfc”. Viene anche lasciato un volantino sempre con la solita firma “Cecioni fascist crew”.«Questo motto fu centrale nell’educazione fascista durante il ventennio, perché conteneva i tre principi fondamentali dell’italiano devoto e disciplinato: fede cieca nel fascismo e nella figura del duce, sottomissione incondizionata ai valori del partito o dello Stato e disponibilità nella lotta fisica e ideologica, sempre per affermazione del regime».Ci si interroga sugli autori.«A oggi queste cose ce le possiamo aspettare dai nostalgici, che partecipano ai raduni fascisti, alle commemorazioni di personaggi storici discutibili e che continuano a propugnare una ideologia ormai morta: ma per noi il fascismo non è un’ideologia legata ai libri di storia, ma una presenza che continua a interrogare il presente».La linea è netta. «Siamo inorriditi dall’idea che all’interno delle nostre scuole, la comunità studentesca contenga personaggi di questo tipo, i tipici fascisti, pochi, confusi e nascosti». E ancora: «Peccato che questi soggetti non usciranno mai allo scoperto, rimarranno nascosti come ratti: chi porta avanti queste ideologie di odio, può solo aspettarsi e meritarsi la stessa moneta». E si ribadisce: «La scuola è e rimarrà antifascista: all’interno delle scuole l’ideologia di repressione che è punto forte del fascismo non dovrebbe avere il coraggio di presentarsi, non c’è spazio e non c’è tolleranza a chi per primo non tollera». E chiudono, ripromettendosi di parlarne alla prossima manifestazione del 27 marzo, dalle 9 in piazza Cavour: «Il nostro impegno è quello di promuovere una cultura basata sui diritti, sulla partecipazione e sulla libertà, affinché il passato non diventi più un modello, ma resti un monito». l 

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