Il bluff del salario minimo, perché con 9 euro l’ora siamo poveri lo stesso: i numeri Inps sbugiardano lo slogan del campo largo
Nel dibattito politico ed economico italiano, la proposta di un salario minimo legale a 9 euro lordi l’ora — bandiera delle opposizioni e del cosiddetto “Campo Largo” — ha acceso i riflettori su un dramma silenzioso: il working poor, la povertà lavorativa. L’assunto è intuitivo: fissando un pavimento orario dignitoso, si garantirebbe un reddito annuo sufficiente a una vita decorosa. Poiché i leader dei partiti dell’opposizione ne hanno fatto una priorità politica e il riferimento delle proposte del “Campo Largo” sul lavoro, questa proposta va analizzata in modo puntuale nei suoi possibili effetti concreti.
Matematica alla mano, una paga di 9 euro lordi l’ora, moltiplicata per le circa 2.000 ore di un impiego a tempo pieno e continuativo (40 ore settimanali per 50 settimane), genera un Reddito Annuo Lordo (RAL) di circa 19.000 euro, cifra generalmente considerata la soglia di un reddito base dignitoso. Ma quanti, tra coloro che oggi guadagnano meno di 9 euro l’ora, varcherebbero davvero questa soglia grazie alla conversione in legge della proposta? I dati restituiscono una realtà molto più complessa, in cui il “prezzo” del lavoro è solo la metà del problema.
I numeri del lavoro povero: l’illusione ottica della tariffa oraria
Secondo le stime più accreditate, i lavoratori dipendenti privati con una retribuzione oraria inferiore ai 9 euro lordi sono circa 3,5 milioni, e oltre 4,5 milioni includendo operai agricoli e lavoratori domestici: una platea enorme, pari a circa un quinto della forza lavoro dipendente italiana, alla cui condizione è doveroso prestare attenzione. Se il salario minimo diventasse legge domani, queste persone vedrebbero aumentare la propria paga oraria. Tuttavia, l’analisi dei dati amministrativi dell’INPS svela il rischio di un’illusione ottica: per la grande maggioranza di questi lavoratori, l’aumento a 9 euro non basterebbe a superare la soglia dei 19.000 euro annui di retribuzione. Il motivo è semplice quanto brutale: per raggiungere i 19.000 euro non basta guadagnare 9 euro l’ora, bisogna anche poter lavorare almeno 2.080 ore l’anno. E in Italia la povertà lavorativa è dettata non tanto dalle basse tariffe, quanto dall’assenza cronica di ore lavorate.
Cosa si sta facendo e cosa si può fare per ‘combattere’ i redditi bassi
Il lavoro povero ignorato dal decreto, i salari siano giusti e anche oggettivi
Perché in Italia l’occupazione è ai massimi storici ma chi lavora è sempre più povero
I dati sono chiari: dei milioni di lavoratori sotto i 9 euro l’ora, solo una minoranza compresa tra le 51.000 e le 164.000 persone (ipotizzando zero assenze per tutti) supererebbe la soglia dei 19.000 euro annui. Tutti gli........
