Una nuova primavera a Teheran, la guerra di liberazione vede l’azione via terra delle forze armate curde
Il conflitto in corso che vede contrapporsi Stati Uniti e Israele alla teocrazia islamica dell’Iran è l’ultimo capitolo di una guerra promossa da un regime che ha tentato in ogni modo negli ultimi trent’anni di “estirpare il cancro sionista” dal Medio Oriente esportando terrorismo in tutta la regione (da Hezbollah, Hamas agli Houthi), promuovendo un programma nucleare illegale ed eliminando ogni forma di libertà e dissenso al suo interno.
Il 7 ottobre è stato un tragico capitolo di questo confronto e naturalmente un punto di non ritorno che ha reso inevitabile il confronto odierno. L’iniziativa militare di Stati Uniti e Israele con l’eliminazione della guida suprema Khamenei e di una parte rilevante degli asset militari del paese sta entrando ora in una fase delicata nella quale saranno create le condizioni per un cambio di regime, che rappresenta un interesse strategico non soltanto per Israele e per le monarchie sunnite del Golfo, ma per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo e dell’Europa stessa. I vantaggi di un cambio di regime a Teheran sono evidenti: fine del programma nucleare illegale, fine dei massacri indiscriminati degli oppositori iraniani e delle esecuzioni capitali, fine del sostegno militare dell’Iran alla Russia, fine dell’esportazione sistematica di terrorismo in tutta la regione, fine dei massacri delle minoranze etniche di curdi, beluci e arabi del Khuzestan.
In più, un cambio di regime in Iran indebolirà in modo significativo l’asse delle autocrazie di Russia, Cina e Iran. Gli attacchi indiscriminati dell’Iran contro obiettivi civili negli Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita sono stati realizzati con i droni Shahed-136, gli stessi droni – come ha ricordato il presidente Zelensky – che dal 2022 uccidono ogni notte i civili nelle città dell’Ucraina. Le forniture di greggio di Teheran verso Pechino, che oggi superano il 90 per cento della produzione nazionale iraniana, sono state sistematicamente “ripagate” con condivisioni di intelligence, tecnologia “dual use” civile e militare, reciproco sostegno nelle organizzazioni internazionali ed esercitazioni militari congiunte nell’Oceano Indiano.
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La guerra per distruggere le capacità belliche di Teheran potrebbe presto diventare una “guerra di liberazione”. È imminente un’azione di terra delle forze armate curde, promossa da quella coalizione che si è formata solo dieci giorni fra i principali gruppo armati curdi iraniani (Pdki, Pak, Pjak, ecc..) con basi nel Kurdistan iracheno. Le forze curde iraniane, potrebbero rappresentare i primi “boots on the ground” per innescare un processo strutturale di liberazione di ampie aree del paese con copertura aerea americana e israeliana. Le forze curde hanno chiesto agli Stati Uniti di implementare una No Fly Zone sui cieli del Kurdistan iraniano per rendere più efficace l’intervento militare sul terreno similarmente a quando successo nel 1991, quando la coalizione internazionale realizzò una No Fly Zone sui cieli dell’Iraq sopra il 36mo parallelo, permettendo ai curdi di liberare il nord del Paese.
Ma c’è di più: la diffusione della libertà in Iran e la sicurezza di Medio Oriente e Mediterraneo sono un chiaro interesse nazionale dell’Italia e dell’Europa. L’Italia, con la sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, metta dunque a disposizione le proprie basi militari e fornisca il supporto logistico necessario per sostenere il successo dell’operazione militare in corso.
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