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L’Italia si unisca alla coalizione europea della deterrenza

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05.03.2026

Caro direttore, confesso di avere dei dubbi e qualche certezza sul quadro geopolitico e Il Riformista, insieme a Il Dubbio, sono le uniche sedi in cui posso esprimere questa problematica. Gli interrogativi derivano dalla valutazione sull’iniziativa di Trump e di Netanyahu contro l’Iran degli ayatollah che ha massacrato quarantamila iraniane e iraniani e gestisce un regime inaccettabile da tutti i punti di vista.

Di conseguenza per un verso si tratta di una dittatura di cui è auspicabile la caduta. Ma la via scelta da Trump e da Netanyahu è quella giusta? Ed è in grado, sul piano politico e militare, di abbattere un regime, che gestisce un Paese di grandi dimensioni e che conserva tuttora una notevole forza politica e militare per cui si apre una fase dagli esiti del tutto imprevedibili? Per di più né noi né gli altri Paesi europei sono stati associati ad alcuna discussione preliminare. Ciò detto, però, la parte maggioritaria della sinistra italiana si è già dissociata di fatto dando una sponda agli ayatollah.

Adottando il metodo di togliattiana memoria dell’analisi differenziata, una parte di questa sinistra si è dissociata per ragioni pessime: come mette in evidenza la linea scelta da Mélenchon in Francia e dai Verdi in Inghilterra (con la preoccupante vittoria in un collegio tradizionalmente laburista) e come stanno facendo in Italia Landini, Anpi, Avs, con grande aggressività Conte e più sottotraccia un pezzo del Pd, tutte queste forze stanno lavorando per costruire uno schieramento estremo non solo pro-Pal ma di fatto filo-iraniano e islamista. Per dirla con una battuta, l’islamismo antimperialista tende a sostituire il marxismo-leninismo stalinista del passato.

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A fronte di tutto ciò (l’iniziativa militare americana e israeliana e la risposta iraniana), la Francia ha proposto un fronte della deterrenza, chiaramente autonomo dagli Stati Uniti e dall’imprevedibilità di Trump, ma che non concede nulla al filo-islamismo nelle sue varie espressioni. A quanto sembra (ma la cosa va approfondita), a questa proposta hanno aderito il Regno Unito, la Germania, la Polonia, l’Olanda, il Belgio, la Grecia, la Svezia e la Danimarca. Qualora questa notizia fosse confermata, a nostro avviso l’Italia deve aderire per ragioni politiche e militari sia per dotarsi di una difesa efficace rispetto a eventuali iniziative iraniane (non parliamo di quelle di stampo cibernetico di fonte russa già in atto), sia per costruire una prima aggregazione sul terreno dell’esercito europeo, sia anche per costruire un polo politico-militare di stampo europeo in grado di offrire all’Ucraina una sponda efficace indipendentemente dall’ambiguità trumpiana sul tema. Come si vede, c’è ampia materia di discussione.

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