Giulio Regeni, sentenza storica: tre condanne, il nodo dei risarcimenti e la linea soft di Tajani /
Giulio Regeni alla festa di laurea della sorella Irene
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Roma, 28 settembre 2026 – La sentenza spezza il silenzio in aula. La giudice Paola Roja legge il dispositivo: la Corte d’Assise di Roma ha condannato tre dei quattro 007 egiziani imputati per il caso Giulio Regeni a dieci anni di carcere. Sono i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Il generale Tariq Sabir, invece, è assolto. I giudici hanno riconosciuto per i tre imputati il reato di sequestro di persona, facendo però cadere l’accusa di omicidio.
La condanna prevede anche pene accessorie, come l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. E poi i risarcimenti: i tre, solo come provvisionale, dovranno versare 200mila euro ai genitori di Giulio Regeni, 100mila alla sorella e 150mila al governo italiano. Che dunque, oltre al capitolo della cattura e dell’estradizione, dovrà anche aprire la partita dei risarcimenti. Ai giornalisti, uscendo da un’aula gremita, i genitori di Giulio dicono soltanto: "Siamo soddisfatti". Per loro parlerà l’avvocata Alessandra Ballerini, leggendo un documento.
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La Procura: "L’impianto accusatorio ha retto"
Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha definito il risultato "soddisfacente", sottolineando che "la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto". Tre condanne su quattro, ha osservato, sono arrivate "nonostante una collaborazione non proficua da parte delle autorità egiziane". Ora, ha aggiunto, bisognerà attendere le motivazioni per comprendere fino in fondo il ragionamento della Corte. Lo Voi ha rivendicato anche il percorso che ha permesso di portare il processo fino alla sentenza, dopo il rischio di affossamento legato alla mancata collaborazione dell’Egitto: "Siamo riusciti a tirare fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito".
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