Mazzali lancia la volata
Il terzino da tifoso ai tempi della A a protagonista ora al Mazza .
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Quando la Spal giocava in serie A, Simone Mazzali (a destra) partiva in auto dalla sua Poggio Rusco assieme al papà per assistere ai big match contro Inter, Juventus e Milan. Percorrendo i 50 chilometri scarsi che separano il comune della provincia di Mantova alla nostra città non immaginava che qualche anno dopo avrebbe indossato quella maglia biancazzurra da protagonista e che lo stadio Mazza sarebbe diventato casa sua. "Mai avrei pensato di arrivare alla Spal, nemmeno tra i dilettanti – confessa il terzino sinistro classe 2002 –. La chiamata di Antenucci nel corso dell’estate non poteva lasciarmi indifferente: certo, ero reduce da un campionato vinto in D, ma questa piazza va oltre la categoria e poi se sono qui è perché all’orizzonte c’è un progetto ambizioso".
"Riportare la Spal tra i professionisti, naturalmente prima passando per la D. Ho 23 anni, nel calcio moderno non sono più considerato giovanissimo, ma ho davanti diverse stagioni importanti che mi piacerebbe disputare a Ferrara. Molto dipenderà da questo campionato". Avete recuperato sei punti in due giornate: cominciate a crederci davvero?
"Non avevo perso la speranza nemmeno a -10 dal Mezzolara. Chiaramente a -4 le possibilità sono aumentate, però non abbiamo fatto ancora nulla. Siamo felici per questo momento positivo, ma il bicchiere non è completamente pieno, siamo consapevoli di aver lasciato tanti punti per strada".
Qual è l’umore nello spogliatoio?
"Le vittorie ci stanno dando fiducia, convinzione e autostima. Sappiamo che non dipenderà solo da noi, però l’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è vincere sempre fino alla fine. Se non dovesse bastare, ci faremo trovare pronti ai playoff. Saranno sei gare difficili a partire da quella sul campo del Pietracuta, tutti continuano a considerare quella contro la Spal la partita della vita. Ma dobbiamo assolutamente mantenere la serenità e restare sul pezzo".
Cos’è cambiato con mister Parlato?
"Ha lavorato molto sulla mentalità: ci ha fatto capire che per spuntarla in questo campionato bisogna sempre scendere in campo affamati. Non basta essere bravi e belli: sono pesanti anche i punti conquistati con le unghie e con i denti e la vera differenza rispetto al passato è che ora siamo in grado di vincere le partite sporche come quella di Russi".
E a livello tecnico-tattico?
"Ha sistemato qualcosa soprattutto nella fase difensiva, in campo ci aiutiamo molto di più. Il modulo? Inizialmente ha provato a passare alla difesa a tre, ma faticavamo a livello offensivo, così ha avuto l’intelligenza di capire che non valeva la pena insistere ed è tornato al tridente".
Che effetto le ha fatto giocare davanti a oltre 6mila tifosi?
"Ho sempre giocato in piazze piccole, con poche decine di tifosi sugli spalti. Certo, in categorie superiori, ma il calcio vero è quello che si respira a Ferrara. È stata una grande emozione, sarebbe bello continuare a giocare davanti a tutta quella gente fino alla fine della stagione. Sembrava una partita di B: in passato ho vinto la D con Legnago Salus e Dolomiti Bellunesi togliendomi soddisfazioni, ma chi fa il calciatore sogna di giocare in uno stadio come il Mazza con una maglia gloriosa come quella biancazzurra".
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