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Il Sassuolo ritrova Berardi. E il Diavolo bussa alla porta

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Domenico Berardi, rientra contro il Milan

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di Stefano FoglianiSASSUOLOQualcuno, appreso della conferma della squalifica che ha tolto a Domenico Berardi la gara di Firenze di qualche giorno fa, ha storto il naso. Altri, più pragmatici, hanno guardato avanti, e pensato che il ‘10’ era meglio averlo a disposizione, tra l’altro ‘riposato’ dopo due turni ai box, contro il Milan piuttosto che per quella contro la Viola. E non perché la gara di domenica conti più di quella col Franchi – nella posizione di classifica del Sassuolo, da qui alla fine contano tutte in egual misura – ma perché il binomio Milan-Berardi evoca un’epica tutta speciale. Cominciata nel gennaio del 2014, quando l’attaccante, che debuttava in A, rifilò 4 gol ai neroverdi in coda a partita epica, che tra l’altro costò l’esonero all’ex Massimiliano Allegri, giubilato poco dopo. Il conte Max, dopo aver vinto tutto con la Juventus, è tornato al Milan, mentre Berardi dal Sassuolo non se ne è mai andato, ma ha sempre sfruttato ogni occasione possibile che ha avuto per travestirsi da ‘esorcista’ nei confronti del ‘diavolo’. Lo score del fantasista calabrese, rispetto al Milan che plana sul Mapei Stadium, è infatti di quelli che ne fa il ‘pericolo pubblico numero uno’. Gli incroci tra il 10 neroverde e i rossoneri sono, in campionato, 19, e lì dentro Berardinho ci ha messo la bellezza di 11 gol (a nessuno, in A, ha segnato tanto) e 7 assist: torna, insomma, proprio al momento giusto, Berardinho, anche perché nel mirino mette il gol numero 130 in serie A. Ma più in generale perché, al di là di numeri che raccontano di un Sassuolo con Berardi e di uno senza Berardi, il binomio riallaccia il predestinato che, nonostante statura da big, ha scelto di restare in neroverde a miracol mostrare a dispetto delle lusinghe del calcio dei grandi a quella serata – era il 12 gennaio del 2014 – che fece stropicciare gli occhi ai più. Quella del poker che stese i rossoneri, imponendo il talento di Beradi al calcio dei grandi. E sdoganò il Sassuolo dal ruolo di ‘matricola’ a quello di realtà che, da allora, qualcosa ad alto livello ha detto. Con Berardi – al suo attivo, contro i rossoneri, anche una tripletta la stagione successiva – che ne è diventato un simbolo, che i neroverdi saranno ben felice di riaccogliere dentro una gara che vale, certo, più per i rossoneri che inseguono la Champions che per un Sassuolo a caccia dell’ottavo posto. Ma vale comunque un pomeriggio non privo di suggestioni.Per ‘l’esorcista’ Berardi, per l’ex Massimiliano Allegri e, perché no, anche per un certo Francesco Magnanelli, che si riaffaccia, da collaboratore del ‘Conte Max’, ad uno stadio dentro al quale ha scritto pagine di storia. Storia neroverde, s’intende....

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