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Ora si può delocalizzare. Gli alluvionati sono tiepidi: "Prima territori in sicurezza"

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02.03.2026

Gli allagamenti nella zona di Osimo stazione durante l’’ultima alluvione che ha provocato tanti danni

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E’ Fabrizio Curcio, Commissario straordinario alla ricostruzione post alluvione, ad affermare che il nuovo Decreto Legge 25/2026 ridisegna il perimetro degli interventi finanziabili, venendo incontro alle famiglie e al territorio. "Il Governo ha introdotto delle novità importanti in merito alla delocalizzazione. La norma inserita nel DL infatti rappresenta un passo concreto e atteso, che consente di ridisegnare il perimetro degli interventi di delocalizzazione finanziabili - ha dichiarato il Commissario -. La norma originaria sulla delocalizzazione fissava condizioni molto stringenti (il danno grave e l’impossibilità di ricostruire, ndr) senza le quali era impossibile riconoscere il contributo pubblico. Con questo DL il Governo, che ringrazio, ha recepito le richieste della struttura commissariale. La nuova norma include, nel perimetro della delocalizzazione, anche gli immobili sgomberati all’indomani dell’alluvione per cause esterne, ma non direttamente danneggiati, e consente di delocalizzare anche nei comuni limitrofi, superando il vincolo che oggi limita l’utilizzo del contributo al solo comune di residenza".

Il territorio a sud di Ancona è stato danneggiato pesantemente dall’alluvione del settembre 2024. C’è chi ha "perso" la casa e ha dovuto trovare alloggio in una struttura alberghiera o dai parenti. C’è chi ha dovuto spalare acqua e fango dalla propria attività commerciale, ditta, costata i sacrifici di una vita, e nemmeno per la prima volta a dirla tutta. Andrea Pesaresi, presidente del Comitato alluvione Marche, afferma: "Accogliamo con attenzione le novità introdotte dal Decreto Legge 25/2026 sulla delocalizzazione. L’ampliamento del perimetro degli interventi finanziabili e la possibilità di delocalizzare anche nei comuni limitrofi rappresentano, sulla carta, un passo avanti atteso da molte famiglie. Detto questo, serve chiarezza nei provvedimenti attuativi: la delocalizzazione deve essere una facoltà, non una scorciatoia. Prima viene la messa in sicurezza strutturale del territorio, con opere idrauliche e manutenzioni che per anni sono state rimandate. Spostare le persone non può diventare l’alternativa alla prevenzione". Resta al fronte il comitato che, a oggi, sta chiedendo a Regione e Governo nazionale di attivarsi concretamente per reperire le risorse necessarie alla seconda tranche dei ristori per i danni causati da quell’evento straordinario.

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