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"Dobbiamo cercare sempre la provocazione"

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18.02.2026

"Quand’è iniziato il processo che ci ha portati da Picasso a Trump, da Boccioni a Umberto Bossi, da Jenny Saville a Miley Cirus?". Se lo chiede Arianna Porcelli Safonov, scrittrice e performer, nel suo ‘Nostalgia dei dinosauri’ (Baldini e Castoldi). Ovvero "più corriamo verso il futuro, più sfasciamo la baracca". Stasera, alle 20,30, l’autrice presenta il libro al LabOratorio di San Filippo Neri assieme a Irene Iovine di Giovani Reporter.

Porcelli Safonov, quello di stasera è un incontro tra generazioni… "I ragazzi hanno una capacità critica superiore di mille metri rispetto a quella della mia generazione alla loro età. Nei licei di solito leggo alcuni testi scritti per loro, come i miei ricordi di quei tempi".

Per esempio? "Ho avuto una carriera scolastica disastrosa. Sono stata bocciata e mi hanno spedito nella famosa scuola delle suore. Divisa bianca e blu, pochissimi ragazzi. Era nato come istituto femminile ma nel frattempo i maschi si sono emancipati: immaginatevi i soggetti. Ricordo la madre superiora: suor Giulia, di anni 96, che recitava a memoria la Divina Commedia".

Anche per ‘Odiario’, il nuovo spettacolo che arriverà al Duse il 18 marzo, ha preso spunto dai suoi ricordi… "È nato come uno spettacolo comico a partire dal mastodontico archivio di diari segreti che scrivo dal 1993, quando avevo 10 anni. La mia adolescenza è stata tristissima, piena di frustrazioni, di innamoramenti e fallimenti senza pietà. È stato divertente scrivere uno spettacolo comico piangendo".

Nel video postato sui social dice: "I diari ci sostengono a dimostrazione del fatto che a qualsiasi età si fanno un sacco di cazzate". L’ultima? "Sto per comprare casa. Vivo in viaggio e provo a mettere le radici. Più cazzata di così…".

La nostalgia dei dinosauri è un sentimento "tossico per epoche idealizzate". Lo avvertiamo perché la realtà oggi supera la satira? "Il pericolo è che ci si abitui alle assurdità che accadono. Ci sentiamo invece offesi dai comici che ‘parlano male, senza rispetto’. No: dovremmo cercare la provocazione come acqua nel deserto".

È giusto che Andrea Pucci non vada a Sanremo? "Sulla carta c’è un uomo che - permettetemi la provocazione - si merita Sanremo. Da sempre la comicità sfrutta le minoranze per dirti altro. Da Pucci io mi aspetto una battuta sessista, e offendersi sarebbe anacronistico. L’ha detto Gregory Bateson: offendersi per qualcosa che nasce per non offendere, significa stabilire che il contesto dentro il quale sta parlando un comico è un contesto reale. Preferisco vedere in tv un comico di destra, piuttosto che non vederlo".

E lei si è mai autocensurata? "Mai. Anzi, ribadisco sempre il fatto che le parole non si possano modificare. Che poi è il motivo per cui ancora probabilmente manco in tv...".


© il Resto del Carlino