Capitale della Cultura. Ferretti dà gli Oscar: "Che gioia per Ancona, ho le Marche nel cuore"
Dante Ferretti con uno dei suoi tre Oscar. Lo scenografo marchigiano ha collaborato con i maestri del cinema italiano e con i grandi di Hollywood
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‘Ancona per me è tutto. E’ un pezzo di cuore'. A pronunciare queste parole non è un anconetano, ma un maceratese. Il suo nome è Dante Ferretti, uno dei più grandi scenografi della storia del cinema, un Maestro celebre a livello internazionale, capace di vincere 175 premi, fra cui tre Oscar. Un vero ambasciatore del genio e della creatività italiani nel mondo. Solo l’elenco dei registi che l’hanno voluto al loro fianco (e spesso più e più volte) fa venire i brividi: Fellini, Pasolini, Risi, Ferreri, Petri, Comencini, Bellocchio, Scola, per restare in Italia. E poi Scorsese (nove film insieme), Burton, De Palma, Gilliam, Jordan, Branagh... Fra i tanti che gioiscono per la nomina di Ancona come Capitale italiana della cultura 2028 c’è anche lui. E non solo perché il dossier ‘Ancona adesso’ lo coinvolge direttamente.
Maestro Ferretti, cosa prova in questo momento così importante per Ancona? "Sono molto, molto felice. Anche perché io sono nato artisticamente ad Ancona, la città che mi ha dato la possibilità di fare i miei primi film. Erano ‘Le prigioniere dell’isola del diavolo’ e ‘Il giustiziere dei mari’ (noto anche come ‘Gli avventurieri dell’oceano’, ndr)".
Tra quest’anno e il prossimo la Mole Vanvitelliana ospiterà una grande mostra internazionale a lei dedicata. Cosa può dirci in merito? "Sono contento per questa mostra. Ho fra trecento e quattrocento bozzetti realizzati per vari film, dai quali sceglierò quelli ‘giusti’, cioè quelli legati al mare. Ho sostenuto molto la candidatura di Ancona, che, ripeto, per me è stato tutto".
E riguardo al futuro Museo della Civiltà del Mare Adriatico, di cui sarà direttore artistico? "Ci siamo visti ad Ancona e ne abbiamo discusso, ma è ancora prematuro parlare del progetto".
Tra i bozzetti ci saranno anche quelli realizzati per il film ‘E la nave va’ di Federico Fellini. Anche questo è un ricordo che la riporta ad Ancona, vero? "Sì, io e Fellini venimmo ad Ancona, dove io gli presentai Valeriano Trubbiani, dicendogli che era uno scultore molto bravo. Si parlò della corazzata che doveva apparire nel film. Trubbiani fece uno schizzo. E da lì iniziò la sua collaborazione con Fellini. Gli interni della nave, però, li feci io".
Dei suoi film ‘anconetani’ cosa ricorda? "Lo scenografo era Luigi Scaccianoce, di cui avrei dovuto essere l’assistente. Solo che lui lavorava a due o tre film contemporaneamente, per cui non c’era quasi mai. Mi diceva: tu devi stare lì e ‘tirare avanti’ con tutti e due i film. Io avevo diciotto anni. Alla fine le scenografie dei film le realizzai io, da solo. Ricordo il Monte Conero, la baia di Portonovo. E ad Ancona un luogo dove facevano le navi, affittato come teatro di posa".
Scaccianoce le ‘fece fare’, diciamo così, anche ‘Il Vangelo secondo Matteo’ di Pasolini, vero? "Lui era lo scenografo del film, ma anche in questo caso spesso non c’era. Pasolini a volte mi chiedeva deve fosse, e io rispondevo che aveva una ‘cosa di famiglia’. Così Pasolini cominciò ad affidarsi a me. Quasi tutto il film l’ho fatto io. Giravamo ai Sassi di Matera. Poi ho collaborato con Pasolini praticamente per tutti i suoi film, fino all’ultimo, ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ del 1975. Ricordo un giorno in cui ero diretto a Fregene, e ricevetti una telefonata in cui mi si avvertiva che entro tre ore dovevo essere in Cappadocia. Io non sapevo neanche dove fosse la Cappadocia. Era il produttore Franco Rossellini, che mi disse: Pasolini ti vuole. Il film era ‘Medea’, con Maria Callas. Alla fine Pasolini mi disse: bravo Ferretti, sono molto contento del tuo lavoro".
Lei ha lavorato in tanti Paesi stranieri, e in tanti luoghi in Italia, ma a parte quelli con Paolella non ha mai fatto un film nelle Marche. Le piacerebbe? "Sì, mi piacerebbe. A volte, scherzando, dico che mi viene in mente una scena in un cimitero. In quello di Macerata, entrando, si passa sotto una lapide su cui è scritto il nome Dante Ferretti. E’ il fratello di mio padre, morto nel 1938. Allora capita che dico di essere io, in realtà, e che poi sono risorto. Io comunque ho detto che voglio vivere fino a 128 anni. Poi vediamo".
Il suo rapporto con le Marche è sempre forte? "Amo molto la mia regione. E amo Macerata. C’è il ristorante Da Rosa, dove si mangia da dio. Soprattutto i vincisgrassi. In realtà vengo pochissime volte in città, ma quando lo faccio mi piace andare in giro di notte, da solo. Vado in tutti i posti a cui sono legato, come la casa dove abitavo e l’Istituto d’arte. Giro tra i vicoli, i giardini... Mi dà una bella sensazione. Sì, Macerata mi piace di notte".
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