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Ceto medio, promessa tradita. Lavoro, casa e futuro sfumano. E la scuola non è più un ascensore

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26.07.2026

Uno degli impiegati di Lehman Brothers costretto a lasciare la sede di New York nel 2008

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Roma, 26 luglio 2026 – Il ceto medio non è soltanto una fascia di reddito. È una forma della speranza occidentale: l’idea che il lavoro consenta una vita dignitosa, che il risparmio conduca alla casa, che l’istruzione allarghi le possibilità dei figli e che il tempo, procedendo, migliori almeno un po’ la condizione di ciascuno. Per decenni le democrazie liberali si sono rette su questa promessa implicita. Oggi la loro crisi comincia proprio nel punto in cui quella promessa continua a essere pronunciata, ma sempre meno persone riescono a riconoscervi la propria esperienza.

La società centrale dell’Occidente non è precipitata in una povertà uniforme. È accaduto qualcosa di più sottile e politicamente più destabilizzante: il benessere è diventato fragile, revocabile, continuamente esposto a una spesa imprevista, a un contratto che termina, a un mutuo che cresce, a un servizio pubblico che non risponde. Si può conservare un reddito discreto e sentirsi ugualmente in discesa. La crisi di status precede spesso quella materiale: nasce quando il tenore di vita sopravvive, ma scompare la certezza di poterlo trasmettere.

La traiettoria ha radici più lontane della fiammata inflazionistica recente. Trent’anni fa, sommati insieme, i redditi del ceto medio valevano quattro volte quelli dei nuclei più ricchi; alla metà dello scorso decennio il rapporto era sceso sotto tre. Ma è il 2008 a imprimere a questa erosione un’accelerazione e soprattutto ne cambia il........

© il Resto del Carlino