Dopo Conti Sanremo è già uno show. "Una squadra" aiuterà De Martino
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Sanremo, 2 marzo 2026 – Se Andy Warhol diceva che in futuro ognuno avrebbe avuto 15 minuti di celebrità, Stefano De Martino ne avrà addirittura 1200, cioè le cinque serate del Festival 2027. La sua nomina ha ricevuto l’investitura ufficiale sabato sera, quando Carlo Conti lo ha abbracciato consegnandogli lo scettro del Festival (e lui si è anche commosso). Una scelta sussurrata da tempo, la vera sorpresa è stata casomai che non sarà solo conduttore (e vabbè) ma anche direttore artistico.
Su Wikipedia risulta come "conduttore tv, ballerino e showman", quindi è difficile capire quali competenze abbia per scegliere le trenta canzoni in gara (in questi giorni si era accennato anche al nome di Elisa, una che canta da trent’anni e che forse di musica ne capisce qualcosa). Sul punto Williams Di Liberatore, direttore dell’intrattenimento prime time della Rai, ha fatto affermazioni sorprendenti: "Non si può ridurre Sanremo solo a musica e canzoni" (ma come, è da trent’anni che ci ripetono costantemente che la musica è la sola cosa importante della manifestazione). Si è comunque affrettato a precisare che De Martino "sarà sostenuto da una squadra" e che è stato deciso "di non lasciare la selezione delle canzoni a una sola persona".
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Dunque, ci sarà un comitato ristretto del quale dovrebbe far parte Fabrizio Ferraguzzo, uno dei manager musicali più importanti d’Italia. Il quale però non è proprio super partes: per dire, ha curato i Maneskin. Inevitabile chiedersi se sia la persona giusta, o per meglio dire più adatta a tenersi in equilibrio tra gli appetiti delle varie case discografiche. Di Liberatore si è detto conscio del problema, senza però fornire la soluzione: "Ci stiamo lavorando".
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Carlo Conti è apparso in sala stampa per un brevissimo saluto e per gli inevitabili ringraziamenti, tra i quali spicca quello al "pescatore Bruno" che in questi giorni lo ha ospitato sulla sua barca per andare, appunto, a pescare. La sensazione – che lui mai e poi mai confermerà – è che abbia deciso di dire addio a Sanremo anche per la percezione che in Rai l’aria era cambiata. I nuovi arrivati spingevano e spingono per un ricambio totale, uno spoil system che avrebbe sostituito tutti gli uomini nei posti chiave, a cominciare, appunto, dal Festival. Evidentemente Stefano De Martino rientra nei piani di questi nuovi cannibali.
Solo due parole sul verdetto. Contrariamente a quanto tutti ci aspettavamo, non è stato il televoto a consacrare Sal Da Vinci e la sua Per sempre sì: gli spettatori da casa gli avevano preferito Sayf: 23,6% per lui, 26,4% per Sal. È stato il voto delle due sale stampa a rovesciare – sorprendentemente – il risultato. Dunque, smentita la teoria che sia il televoto a far vincere Sanremo.
Per il resto, gli ascolti. Bene, male? Dipende dai punti di vista. Anche nell’ultima, trionfale serata, si sono persi, rispetto all’anno scorso, 2,4 milioni di spettatori e più del 4% di share. La Rai insiste sul punto che la platea complessiva della tv si è ridotta, e va bene: ma lo share misura una percentuale, non un valore assoluto.
Numeri strabilianti invece per social e dintorni: in tutto si sono avuti 1,2 miliardi di visualizzazioni, una cifra seconda solo a quella relativa al Superbowl americano. Nella classifica delle clip più viste giganteggiano Ditonellapiaga e TonyPitony, Fedez e Masini, Achille Lauro per Perdutamente, Sal Da Vinci e Sayf. Nella tv “normale“ i picchi si sono avuti con l’esibizione di Tiziano Ferro e con il momento del passaggio di testimone da Conti a De Martino.
In cassa comunque non c’è da lamentarsi: Rai Pubblicità ha battuto scontrini per 72 milioni di euro, più 10% rispetto all’anno scorso – i costi non sono stati comunicati, ma si possono calcolare in una ventina di milioni. La plusvalenza è ottima. Sanremo è una gallina dalle ugole d’oro.
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