Il Comitato per il Sì alla riforma: "Non faremo propaganda ma informazione tra la gente"
Il comitato nazionale ’Per la riforma della giustizia VOTA SÌ’ ha appena dato vita alla sua articolazione per la provincia di Forlì-Cesena: l’hanno creata alcuni avvocati, il direttivo è formato da Johathan Baratella (coordinatore), Isabella Castagnoli, Giordano Anconelli e Barbara Forcelli che ieri mattina si sono presentati alla città con una conferenza stampa aperta al pubblico tenuta al ristorante Margò.
"Il nostro comitato è indipendente, slegato dai partiti – ha esordito il coordinatore provinciale Jonathan Baratella –. Ognuno di noi ha le sue idee, ma quando siamo insieme nel comitato abbiamo una posizione univoca".
Come mai siete solo avvocati? "Siamo partiti in un gruppo di legali perché sentiamo l’esigenza di favorire il cambiamento proposto con questa riforma, che rappresenta il completamento della riforma Vassalli del 1989. Ma il comitato è aperto a tutti i cittadini che vorranno aderire".
In cosa consiste la vostra attività? "Più che fare pubblicità per il Sì al referendum, cerchiamo di fare informazione perché abbiamo la sensazione che la maggior parte delle persone non siano informate sui contenuti di questa riforma. Per questo promozioneremo gli incontri in programma sabato 21 febbraio a Forlì con il ministro Carlo Nordio e lunedì 23 febbraio a Cesenatico col sottosegretario Andrea Delmastro".
Ma così non vi date la zappa sui piedi? "No, tutt’altro! Siamo convinti che chiunque sia informato correttamente sui contenuti della riforma voterà Sì perché finalmente l’Italia avrà un processo in cui pubblico ministero e avvocato difensore saranno sullo stesso piano, equidistanti dal giudice".
Oggi non è così? "Non proprio – risponde Isabella Castagnoli –: giudice e pubblico ministero hanno interessi comuni che trovano compensazione nel Consiglio superiore della magistratura, la cui attività legata alla carriera e alla disciplina dei magistrati è condizionata dalle correnti collegate ai partiti. E nelle correnti ci sono pubblici ministeri e giudici".
Con la separazione delle carriere e il doppio Csm non sarà più così? "Esatto! Il problema vero della Giustizia con la G maiuscola sono le correnti, come è diventato di pubblico dominio quando scoppiò lo scandalo di Luca Palamara, membro del Csm che tirava le fila delle varie correnti ed è stato radiato dalla magistratura. Quando giudici e pubblici ministeri avranno due Csm distinti non saranno più condizionati da interessi comuni".
Come è nata questa riforma? "Ho iniziato la mia attività di avvocato che c’era ancora il Codice Rocco, entrato in vigore nel 1931 durante il fascismo – risponde Giordano Anconelli – e, sostanzialmente, è andato avanti fino al 1989, quando entrò in vigore la riforma di Giuliano Vassalli, un giurista che aveva fatto la Resistenza, il quale però non riuscì a completarla per mancanza di tempo. E’ quello che si sta facendo oggi. Aggiungo che faccio parte della commissione sugli errori giudiziari delle Camere Penali e posso dire che l’Italia è il paese europeo in testa alla classifica per il risarcimenti per condanne ingiuste".
Chi fa il tifo per il NO punta il dito contro il sorteggio dei membri dei due Csm... "E’ proprio il sorteggio che garantirà lo smantellamento delle correnti legate ai partiti. Ovviamente il sorteggio non sarà alla cieca: i due terzi dei membri saranno sorteggiati tra i magistrati, giudici da una parte e pubblici ministeri dall’altra. I membri ‘laici’ saranno sorteggiati fra professori universitari e avvocati con almeno 15 anni di esperienza. L’elenco dovrà essere approvato dal parlamento in seduta comune".
