menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Zuppi: ​​​​​​“Non mettete di mezzo Dio per giustificare le guerre”

8 0
08.04.2026

Il cardinale Matteo Zuppi sul palco del teatro Era di Pontedera con la ’Pietà’ di Filippo Tincolini, che raffigura una donna palestinese

Articolo: Ultime notizie Iran, proposta del Pakistan: “Trump aspetti 2 settimane. E l’Iran riapra Hormuz”. Usa: trattative accese, segnali positivi da Teheran

Articolo: Ci sarà davvero un lockdown energetico? Lo spettro di smart working e targhe alterne fra conferme e smentite

Articolo: “L'Iran ha messo Trump con le spalle al muro. Il presidente Usa è inebriato dalle capacità militari americane”

Pontedera (Pisa), 7 aprile 2026 – “Pietà è morta. Un po’ sì. Oggi l’umanitario viene criminalizzato, invece è regola della civiltà, è la regola del mare: quando vedo una persona che soffre, una persona che sta per morire, la aiuto. I cristiani dovrebbero farlo di default. Ma è umanesimo, la nostra storia, le nostre radici”. Proprio nel giorno in cui il presidente americano Trump tuona contro l’Iran “Un’intera civiltà morirà stanotte”, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, parte dalla parola ‘pietà’ sul palco del teatro Era di Pontedera, da protagonista del primo incontro del Festival “Ponte di Parole” in dialogo con Agnese Pini, direttrice di Qn-La Nazione, Il Giorno, il Resto del Carlino.

Al centro del palco c’è la ‘Pietà’ in marmo opera dell’artista Filippo Tincolini, trasposizione in scultura della foto di una donna palestinese, con il velo, che stringe al petto il corpo del nipotino avvolto in un sudario. Una pietà laica,muta ed eloquente, attorno cui si snoda la riflessione del cardinale, scandita da parole che vogliono farsi ponte di pace, mentre si ergono sempre più alti muri di guerra.

Carburante e aerei, prime difficoltà a Pisa: allarme delle compagnie low cost per le forniture di cherosene

Zuppi: “La pietà mette al centro l’umanità”

“Quando muore la pietà siamo messi male – ha detto Zuppi – . Perché è la pietà che mette al centro l’umanità”, ricordando l’esempio di Rachel, la madre di Ersch, ostaggio israeliano rapito e ucciso da Hamas, che a Gerusalemme gli disse: “Non c’è una gara fra i dolori. Tutti soffrono. Non voglio che la mia afflizione ne provochi altra ad altri”. “È l’atteggiamento che dobbiamo avere - ha ribadito il cardinale – , non è buonismo, cioè l’irrisione della bontà, ma pietà”.

E c’è la parola ‘Dio’ invocata dai potenti per giustificare azioni di guerra. “In passato Dio lo abbiamo messo in mezzo alle efferatezze più ignobili – ha detto Zuppi – ed è solo con Benedetto XV nel 1917, che un papa ha detto ‘non si prega per la vittoria, ma per la pace’. Consapevolezza cresciuta nell’autorità etica dei papi del nostro millennio. Papa Leone XIV si è espresso chiaramente, ha condannato la guerra imperialista, ha detto ‘le vostre mani grondano sangue’. Dio non può essere arruolato dalle tenebre”.

Siamo bombardati di immagini, ma non le salviamo nel cuore

E poi il senso di vergogna, e il pudore. “Una volta impediva ai potenti di trascendere. Oggi ci vergogniamo solo della malattia o di chiedere aiuto. Il pudore è merce rara, siamo bombardati di immagini, come le foto sui cellulari, ma non le salviamo nel cuore. Virtuale e reale sono confusi. L’idea muscolare del ‘ci penso io’ prevale. È forza esibita che, persa ogni vergogna, arriva ad arrestare un bimbo, come a Minneapolis. L’assuefazione porta all’indifferenza. Fa vergognare che i nostri figli non abbiano più la pace come scontata. Ma se noi abdichiamo al diritto per la soluzione dei conflitti, rimane la guerra. L’impegno sia ritrovare la parola ‘noi’. La comunità umana, l’altro che è mio fratello. La pietà”.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino