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La lettera d’accuse al cardiochirurgo Oppido: “Ambiente tossico e intimidatorio, lavoriamo tra ansia e tremori”

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05.03.2026

Il cardiochirurgo Guido Oppido e la foto del piccolo Domenico Caliendo con la mamma

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Napoli – Dopo i funerali di Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio scorso al Monaldi di Napoli, l'inchiesta della Procura accelera. Nelle prossime ore potrebbero scattare i primi interrogatori per i 7 indagati, con il numero che potrebbe crescere alla luce delle rivelazioni del programma televisivo di Giletti “Lo stato delle cose”: la trasmissione ha mostrato come la scena delle prove sarebbe stata inquinata nei pressi della sala operatoria dell'ospedale di Bolzano, dove fu effettuato l'espianto del cuore.

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"Il personale non si sente più sicuro di collaborare con Oppido”

Sullo sfondo emerge intanto una lettera esplosiva, datata 27 gennaio 2026, firmata dal personale infermieristico, oss e tecnico della sala operatoria del Monaldi e inviata ai vertici dell'Azienda ospedaliera dei Colli. Al centro delle accuse il dottor Guido Oppido: “La gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa”, si legge nel documento, aggiungendo che il personale “non si sente più sicuro di collaborare” con il medico. Il testo descrive “una situazione lavorativa divenuta non più sostenibile, protratta da anni e peggiorata in modo vertiginoso negli ultimi mesi”, definendo l'ambiente di lavoro “fortemente tossico, intimidatorio e lesivo della dignità professionale”.

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"A rischio la dignità professionale e la sicurezza dei pazienti”

Tra i comportamenti contestati: urla e aggressività verbale, umiliazioni pubbliche, linguaggio offensivo, bestemmie, atteggiamenti intimidatori e “mancato ascolto”. Sintomi fisici e psicologici — ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione — avrebbero già spinto alcuni componenti dell'équipe a valutare il trasferimento. La lettera segnala anche gravi criticità organizzative: pazienti pediatrici con lo sterno aperto costretti ad attese ingiustificate, assenza di liste operatorie strutturate e comunicazione carente sui protocolli chirurgici. I firmatari chiedono di non essere “resi inermi né complici silenziosi” di una situazione che mette a rischio “la dignità professionale e la sicurezza dei pazienti”.

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© il Resto del Carlino