“Rapinatori gentili, parlavano in dialetto”. Colpo clamoroso in banca: il tunnel, le tute da operai e un buco per la fuga nei cunicoli
Le indagini sulla rapina in banca a Napoli (Ansa)
Articolo: Caccia alla banda della rapina da film a Napoli: la fuga nelle fogne, il bottino non ancora quantificato, le indagini
Napoli – C'è voluto un buco nel pavimento e una fuga rocambolesca per ricordarci che a Napoli il crimine somiglia sempre alla letteratura o al cinema. Comincia tutto alle 12.30 di giovedì 16, dentro la filiale del Crédit Agricole in piazza Medaglie d'Oro, tra il Vomero e l'Arenella. Anche i delinquenti sono scaramantici: ovviamente mai di venerdì 17.
La scena è un déjà-vu: tute da operaio, maschere di attori hollywoodiani, pistole impugnate con quella calma che mette i brividi. Venticinque ostaggi, il fiato sospeso e, fuori, la piazza che si popola di auto con le sirene, cordoni, instagrammisti aggrappati alle transenne, il Gis chiamato d'urgenza da Livorno come si ricorre allo specialista quando il caso supera le competenze del pronto soccorso.
Quando le teste di cuoio entrano nella filiale — dopo che alle 13.30 gli ostaggi sono stati fatti uscire uno ad uno, pallidi, silenziosi e incolumi — non c'è più nessuno. La banda, quattro o cinque o sei uomini, è sparita attraverso il pavimento sfondato e la rete dei cunicoli fognari che si estende per dodici chilometri sotto i piedi ignari della città. Lavoro da professionisti, si capisce subito. Perché certe rapine non sono crimini: sono architettura. Richiedono studio, pazienza, geometria. E tempo.
Questi di tempo ne hanno avuto in abbondanza, erano all'opera da settimane, forse da mesi, nel silenzio nauseabondo del sottosuolo. Il tunnel non si scava in una notte. I recipienti trovati nel tombino fognario, il piccolo gruppo elettrogeno recuperato dagli operai dell'Abc durante l'ispezione mattutina: sono gli utensili di un cantiere clandestino condotto nelle viscere della città. Qualcuno ha scavato tra tubi e gallerie come talpe, come fantasmi con il caschetto.
Per il momento le indagini procedono nel buio, nel senso letterale del termine. I carabinieri e i tecnici dell'Abc percorrono i cunicoli con le mappe del sottosuolo in mano, cercando dove la topografia reale diverge da quella ufficiale, perché i banditi hanno alzato pareti nuove nella fuga, modificato percorsi, chiuso uscite, cancellato tracce come si cancella una frase scritta a matita. “Parlavano in dialetto napoletano, erano gentili, non arrabbiati come si vede nei film, ma decisi e autoritari. Qualcuno fingeva di avere l'inflessione romana”, racconta uno degli ostaggi.
Erano gentili, non arrabbiati come si vede nei film, ma decisi e autoritari. Qualcuno fingeva di avere l'inflessione romana
Gentili, ma criminali. Una distinzione sottile che a Napoli, città di sfumature infinite, si capisce benissimo. A differenza della “Casa de Papel” — diventata nei memi napoletani ‘A Casa 'e Carton — niente “Bella Ciao”, solo il mestiere, nudo e crudo, eseguito con la precisione secca di chi non ha bisogno di applausi e non vuole fare teatro. Un lavoro talmente rifinito da meritare perfino i complimenti surreali del sindaco Gaetano Manfredi: “È stata una rapina programmata da mesi, con grandissimi professionisti che hanno fatto un lavoro davvero da film”.
Caccia alla banda della rapina da film a Napoli: la fuga nelle fogne, il bottino non ancora quantificato, le indagini
Finora la banda non ha lasciato crepe visibili. Sapevano bene che nel caveau non c'era contante, solo centinaia di cassette di sicurezza, e il piano era esattamente quello: aprirle, svuotarle, sparire. Un bottino che nessuno sa ancora quantificare ma che è certamente milionario. Proprio questo dettaglio fa sorgere il sospetto di un basista, una talpa che conosce dall'interno le abitudini, la dislocazione delle cassette e le falle nei sistemi di sorveglianza.
Il contenuto delle cassette forzate resta ignoto: lo sa solo chi le affitta, non la banca. L'assicurazione copre al massimo cinquantaduemila euro, calcolati a forfait in base alle dimensioni, perché ciò che si custodisce lì dentro è per definizione un segreto. Decine di correntisti si sono presentati davanti alla filiale già venerdì mattina, il direttore si è affacciato all'ingresso: “Il gruppo 222 non è stato toccato, solo la fila 224”. Una frase scandita ad alta voce davanti a una platea che tratteneva il respiro. Oggi si gioca al lotto, corsa al terno: 16 come la data della rapina, 25 come gli ostaggi, 46 come i soldi. Sulla ruota di Napoli, ovviamente. Perché qui anche il crimine, alla fine, diventa qualcosa da interpretare, un presagio, una storia da raccontare.
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