Qui Senigallia. Ennas e il gol ai dorici: "Ho ancora i brividi»
Roberto Ennas, protagonista nel 1981/82
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I sogni di gloria dell’Ancona e le ambizioni della Vigor. I derby del presente sono animati dalle stesse aspirazioni delle mitiche sfide del passato. Una su tutte: il derby di Senigallia della stagione 1981/82. Fu un’annata indimenticabile per entrambe, al "Bianchelli" finì 1-1: per l’Ancona andò in rete Zandegù, per la Vigor, di testa, un certo Roberto Ennas. Nativo di Oristano, rimase a Senigallia solo quella stagione, ma lasciò il segno eccome. Attualmente collabora con le giovanili della Torres, eppure il ricordo di quelle emozioni vissute nelle Marche è più vivo che mai.
Ennas, segue ancora la "sua" Vigor?"Certamente, guardo spesso i risultati. Sta disputando una stagione interessante".
Domenica andrà in scena Vigor - Ancona. Lei ne sa qualcosa di questa sfida…"Allora ero un ragazzino… Cercavo di rubare con gli occhi i segreti dei più grandi. Che dire? Certe partite, come questo derby, regalano emozioni indimenticabili".
Il suo gol nel derby del 1982 è entrato nella storia del calcio senigalliese. Cosa porta con sé di quel giorno?"Avevo i brividi. In realtà li ho tutt’ora se ci ripenso. La palla di Giuliani, il colpo di testa vincente… Tutto bellissimo, rimane solo il rammarico per l’epilogo della stagione".
Cosa si prova ad essere ancora oggi un simbolo della Vigor, nonostante la distanza, nonostante il tempo?"Ne sono orgogliosissimo, anzi non posso negare che un pezzo del mio cuore è rimasto a Senigallia. Nel corso degli anni ho girato parecchio l’Italia, sono tornato nella mia Sardegna quasi per caso, di certo però la stagione in maglia Vigor rimane una delle più belle della mia carriera. Se parliamo di questa esperienza dopo più di 40 anni significa che è rimasto un buon ricordo della mia persona".
Il mister così come alcuni calciatori della Vigor sono di Senigallia. È così importante secondo lei?"A parer mio è un valore aggiunto. Faccio un esempio: nella stagione 1986/87 ho vinto il campionato di C2 con la Torres. In rosa c’erano parecchi sardi, proprio come me: probabilmente il segreto del successo di quella squadra consisteva nella capacità di trasmettere il nostro modo di fare goliardico e scanzonato ai giocatori continentali. In campo però cambiava tutto… Ancora oggi Gianfranco Zola, mio compagno di squadra dell’epoca, mi chiama capitano. È un modo scherzoso di interagire quando ci vediamo, ma la dice lunga sul nostro legame. Ci rivedo la Vigor in queste caratteristiche".
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