Nato con una grave cardiopatia: "La vita di Suleman appesa a un filo. Bologna la sua unica speranza"
Il piccolo Suleman con la mamma. A destra Paola Montanari, presidente 'Piccoli Grandi Cuori': "Li ospiteremo da noi"
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Bologna, 15 aprile 2026 – Suleman ha solo tre mesi e la sua vita è già appesa a un filo perché è nato con una cardiopatia congenita complessa nota come ’il morbo blu’ per via della colorazione bluastra della pelle e delle mucose causata dalla riduzione dell’ossigeno che circola nel sangue: senza un intervento cardiochirurgico complesso il suo destino è segnato.
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La speranza per il piccolo Suleman
Ma questo piccolino è nato il primo gennaio 2026 a Tartus, in Siria, dove la quasi totalità della popolazione vive in povertà, gli ospedali operativi sono pochisismi con una carenza di personale cronica: medici e infermieri sono specializzati costretti a emigrare. Suleman è il terzogenito, vive insieme ai suoi genitori e ai fratelli di 4 e 5 anni, la sua famiglia ha grosse difficoltà economiche: lavora solo il papà e la mamma si occupa dei bambini.
L’unica speranza per questo piccolino è arrivare al Sant’Orsola ed essere sottoposto al delicato intervento cardiochirurgico, qui possibile, in Siria no.
La raccolta fondi dell’associazione Piccoli Grandi Cuori
Della storia di questo bambino si è interessata l’associazione Piccoli Grandi Cuori, associazione di riferimento della Cardiologia e Cardiochirurgia Pediatrica e dell’Età Evolutiva del Policlinico congenite, che intende sostenere tutte le spese legate all’accoglienza del bambino e della sua mamma a Bologna. Ma è una corsa contro il tempo: per farlo arrivare in Italia, accoglierlo a Bologna e portarlo al Sant’Orsola dove sarà operato d’urgenza dalla Cardiochirurghia pediatrica, servono 27 mila euro. Nasce per questo motivo la raccolta fondi ’Salviamo Suleman’.
Sulla pagina web https://piccoligrandicuori.it/salviamo-suleman/ è possibile effettuare una libera donazione e aiutare l’associazione bolognese a raggiungere l’obiettivo dei 27 mila euro necessari per fare arrivare il piccolino e la sua mamma nella nostra città, in modo che possa essere operato e salvato.
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