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Addio a Luciano Trebbi. Vissuto tra falce e martello. E sempre amico di tutti

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19.03.2026

Luciano Trebbi mostra la foto che lo ritrae accanto a Enrico Berlinguer

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E’ morto Luciano Trebbi. Aveva 93 anni. Si è spento ieri nella sua casa di via Mentana. Con accanto la moglie Luciana e il figlio Roberto. Era stato nel 2017 sulla piazza Rossa a Mosca a festeggiare i 100 anni della rivoluzione di Ottobre "con la bandiera rossa in mano, le medaglie e gli scritti", ricorda Mauro Murgia del Partito Comunista Italiano, ultimo partito in cui aveva militato.

Un viaggio politico a sinistra, quello di Trebbi. Perché era ‘nato’, nel dopoguerra, dentro il Pci, poi era traghettato in Rifondazione. "Ho visto mio padre piangere solo due volte nella sua vita – ricorda il figlio Roberto –. Quando gli è morta la madre e quando è morto don Giuseppe Scarpetti, parroco del Carmine". La chiesa del Borgo dove Trebbi era diventato il centro motore di una comunità di giovani di tutte le tendenze perché, pur avendo i suoi ideali politici, sotto il profilo umano era amico di tutti. Non si terranno funerali religiosi, benché fosse molto legato anche a don Walter, il cappellano della Polizia. Domani dalle 9 verrà allestita la camera ardente in Comune e poi il suo ricordo – così ha voluto il sindaco – si terrà dalle 15 sotto i portici del palazzo comunale prima di essere sepolto accanto ai genitori a Santa Maria delle Fabbrecce.

Era una colonna del Pci. Aveva anche frequentato la scuola del partito, le Frattocchie, dove era diventato amico di Livia Turco. Un puro dell’ideologia, Luciano Trebbi, per 19 anni consigliere comunale. "E quando vedeva che c’era qualcosa che non andava bene, annunciava le dimissioni mettendo a rischio tutti gli equilibri", ricorda Stefano Ferri. Amico di tutti, Trebbi apriva le porte a tutti, tanto che tra i suoi amici, annoverava molti personaggi della parte politica opposta: andava a cena con Gilberto Gasperi consigliere anche regionale per il Movimento sociale; aveva rapporti amicali con Daniele Malandrino attuale consigliere di Fratelli d’Italia e con Tullio Giacomini che ha lasciato a Luciano Trebbi tutte la collezione del giornale "Cronaca 80".

Una casa, quella di via Mentana, con circa 60mila foto, molte inedite e antiche di Pesaro. Documenti, libri e tutto quello che riguardava la storia della città e del partito. "E tutto resterà qui in casa, dopodiché vedremo cosa farne", dice il figlio Roberto. Soprattutto Luciano Trebbi "era un uomo che amava Pesaro, la sua storia e fu lui che fece recuperare e restaurare la carrozza della marchesa Toschi Mosca, "dimenticata in uno scantinato del palazzo", ricorda sempre Ferri.

Appassionato di ceramica – il padre era decoratore per Mengaroni – tra le amicizie aveva anche Alessandro Bettini, altro esponente della parte politica opposta: "Grandi scontri in consiglio comunale – ricorda Bettini – ma alla fine eravamo amici e andavo spesso a trovarlo. Voleva i libri che scrivevo sulle ceramiche e se non glieli portavo mi chiamava. Mi ha sempre ricordato Peppone di Guareschi perché pur essendo un puro sotto il profilo ideologico, era fortemente legato alla chiesa del Carmine. L’unica cosa che non potevi toccargli. In casa aveva un archivio eccezionale e spero che l’amministrazione o l’Oliveriana se ne prendano carico per non farlo disperdere". Voce rotta quella dell’ex sindaco Giorgio Tornati: "Ora non sono in grado di dire nulla. Era un grande amico". Rapporti stretti anche con Marco Savelli: "Ho condiviso con lui 20 anni di vita politica. Un uomo di una generosità straordinaria e di un acume profondo. Sapeva interpretare il sentire delle persone e ricordo la sua battaglia sulla Pescheria, che voleva tornasse mercato del pesce".

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