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Mariotti, Pasqua nel segno di Wagner: "A Bologna affondano le mie radici"

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04.04.2026

Michele Mariotti, pesarese, è stato direttore principale e direttore musicale del Comunale di Bologna. Ora è direttore dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai

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Bologna, 4 aprile 2026 – A dispetto della data infelice, che vedrà molti bolognesi fuori città o impegnati nella classica liturgia serale del Sabato Santo, il cartellone sinfonico del Teatro Comunale di Bologna ospita alle 20.30 nell’Auditorium Manzoni uno dei concerti più interessanti dell’intera stagione, con il ritorno in città del direttore d’orchestra Michele Mariotti, pesarese (si è diplomato al Conservatorio Rossini). A tenere banco sarà Wagner, con tre pagine capitali estratte dalle sue partiture operistiche : il ‘Preludio’ al ’Lohengrin’, ‘L’incantesimo del Venerdì Santo’ dal ’Parsifal’ e il ‘Preludio e Morte di Isotta’ da ’Tristan und Isolde’. Al centro del programma svetta il Concerto per pianoforte e orchestra di Schumann, con il solista Federico Colli. Fra i maestri del podio che negli ultimi decenni si sono succeduti a Bologna come ‘direttore principale’ o ‘direttore musicale’ del Comunale, Mariotti è l’unico a tornare con una certa regolarità per dirigere quella che fu la sua orchestra dal 2008 al 2018, segno di un’affezione che non declina nel tempo.

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"A Bologna – commenta Mariotti – affondano le mie radici; in questo teatro, che mi ha dato tanto e a cui io stesso tanto ho dato, è rimasto il mio cuore: da qui è partita la mia carriera, qui sono cresciuto artisticamente e da qui sono poi partito verso altre esperienze. Fui lusingato quando venni richiamato a dirigere il primo concerto post Covid, sono poi tornato su invito della Filarmonica, ed eccomi ora nuovamente, ma in regolare stagione sinfonica. Ritrovo ancora per la gran parte gli stessi orchestrali, ed è bellissimo far riemergere gli automatismi di 10 anni fa e riuscire a ricreare in pochi minuti il suono che si era reciprocamente consolidato all’epoca".

Quali sono state, nel frattempo, le esperienze più importanti? "Mi limito a ricordare gli incarichi a lunga gittata, che sono quelli più formativi e più utili per portare avanti progetti importanti: il ruolo di Direttore musicale al Teatro dell’Opera di Roma dal 2022 (ora riconfermato fino al 2030), che mi ha permesso di approfondire il repertorio operistico, in particolare novecentesco, e la recentissima nomina a Torino come direttore principale dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, che mi apre stabilmente il secondo canale, quello concertistico, mio attuale obiettivo: l’uno aiuta l’altro. Quanto agli impegni occasionali, mi inorgoglisce se un’orchestra tedesca che ha invitato me, italiano, a dirigere il loro repertorio sinfonico mi richiama poi a poca distanza di tempo".

E quanto al repertorio, c’è stato il primo approccio a un’opera completa di Wagner. "Il Lohengrin a Roma dello scorso dicembre con la regia di Michieletto è stato effettivamente un passo importante per me: nella sua musica, Wagner sublima i sentimenti, dal fanciullesco al sacrale. Affrontando ieri in prova l’inizio di Lohengrin abbiamo subito dovuto concentrarci su un suono ‘diverso’, denso e intangibile allo stesso tempo. Al direttore tocca approcciarsi con un cuore caldissimo, ma senza perdere in lucidità: evitare di innamorarsi del singolo particolare per non smarrire il grande arco compositivo".

Il rapporto con il pianista Federico Colli? "Abbiamo già suonato insieme proprio il Concerto di Schumann, alla Scala, con repliche in tournée. È un artista molto serio, molto preparato, un vero intellettuale: è facilissimo lavorare con lui, perché ti capisce al volo. C’è sempre il rischio di rendere questo concerto – forse il concerto romantico per eccellenza – troppo pacchiano, ma apprezzo molto che lui riesca a mantenere lucidità e rigore, in pieno pragmatismo".

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