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Rimini, la lunga volata verso il 2027. La spallata del Pd: "Ora più uniti". FdI: "Vanno recuperati 6mila voti"

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25.03.2026

Il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad

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Il voto del referendum "è un’altra cosa rispetto alle comunali". Lo ripetono un po’ tutti nel centrodestra riminese, quasi a esorcizzare la paura dopo la vittoria netta del No a Rimini. Tra un anno si torna alle urne per le elezioni amministrative a Rimini, così come a Riccione, Cattolica, Coriano, Montescudo, Novafeltria, Sant’Agata Feltria, Sassofeltrio. E chi sperava, grazie al voto del referendum sulla giustizia, di annusare già aria di ribaltone a Palazzo Garampi, è rimasto molto, molto deluso.

RIPARTIAMO DALLE PIAZZE

Anche perché proprio la città di Rimini ha dato la ’spallata’ decisiva per la vittoria del No. Lo dicono i numeri. Alle urne si è recato il 64,56% dei 113mila elettori riminesi: 39.262 hanno votato per il No. In provincia gli elettori erano 261mila e il No ha ottenuto 87.445 voti contro 78.918 del Sì. Questo dimostra che quasi la metà dei voti per il No è arrivata da Rimini: i risultati del capoluogo hanno contribuito in maniera decisiva alla vittoria. E se è vero che il voto per il referendum è diverso da quello delle comunali, il segnale politico è evidente: l’elettorato di centrosinistra si è ricompattato intorno al No. Lo dice apertamente anche il segretario comunale del Pd, Giacomo Gnoli: "Questa vittoria ci dimostra una cosa fondamentale: quando il Pd torna nei territori, costruisce relazioni e non si limita a rappresentare, le persone rispondono". L’altro da rimarcare, per Gnoli, "è la partecipazione dei giovani. Nonostante molti fuorisede fossero esclusi dal voto, abbiamo scelto di coinvolgerli come rappresentanti di lista, permettendo così a tanti di esercitare il proprio diritto". Ai giovani "e ai tanti volontari impegnati per la campagna va il nostro ringraziamento. Da qui si riparte". Questo risultato "non è un punto di arrivo", ma di partenza. E "un’indicazione chiara: il Pd deve essere sempre di più radicato, presente, capace di organizzare la partecipazione. Solo così possiamo costruire per il 2027 un’alternativa credibile alle politiche del 2027, e una base solida per riconfermarci alle comunali". Anche perché, a differenza del 2021, dove il Pd litigò a lungo sul candidato sindaco, il candidato c’è già: è Jamil Sadegholvaad, pronto al bis. E si lavora già al programma.

"CI MANCANO 6MILA VOTI"

Il centrodestra invece il candidato deve ancora trovarlo. Ci sono i primi incontri: si è valutata sia l’ipotesi del candidato politico, sia di un civico. Ma nomi sul tavolo, ancora non ce sono. Alcuni dei ’colonnelli’ del centrodestra riminese hanno già dato la loro eventuale disponibilità: da Nicola Marcello e Carlo Rufo Spina di Fratelli d’Italia, all’ex senatore di Forza Italia Antonio Barboni, fino al leghista Matteo Zoccarato. Ma la verità è che ancora vanno formati il programma e la squadra. "Per vincere, dobbiamo evitare gli errori del passato – dice Marcello, coordinatore di Fratelli d’Italia – Serve una figura credibile e una visione chiara di città". Perché "anche se il voto del referendum è diverso rispetto alle comunali, c’è un dato chiaro che è emerso dalle urne. Dobbiamo recuperare almeno 6mila voti". Che è la distanza tra i voti conquistati a Rimini dal No (39.262) e dal Sì (33.212). Un numero "che torna, perché abbiamo già visto questa distanza anche in altre consultazioni". In quei 6mila voti di differenza "ci sono tanti elettori che non sono di centrosinistra, e scelgono di volta in volta in base ai candidati e ai programmi". Rimini "resta una piazza assolutamente contendibile", ma "serviranno una squadra coesa e un candidato forte per vincere le amministrative". Per Marcello, viste anche le brucianti sconfitte nel 2016 e nel 2021, senza arrivare nemmeno al ballottaggio, "il segnale arrivato dal referendum è chiaro. E le cosiddette forze civiche devono scegliere una volta per tutte da che parte stare. E devono farlo in fretta, se davvero si vuole cambiare a Rimini".

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