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Export Emilia-Romagna, ripresa col "freno a mano": +1,6% nel terzo trimestre. I settori che vanno meglio

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27.02.2026

Una nave cargo, nel terzo trimestre l'export per l'Emilia Romagna è stato dell'1,6%

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Bologna, 27 febbraio 2026 - L’Emilia-Romagna torna a crescere sui mercati esteri, ma lo fa con il freno tirato rispetto al resto d’Italia. Nel terzo trimestre 2025, l’export regionale segna un +1,6% rispetto allo stesso periodo del 2024, raggiungendo un valore complessivo di 20.162,6 milioni di euro. Una quota che vale il 12,9% dell’intero export nazionale e che conferma la regione al secondo posto in Italia per peso sulle vendite all’estero, alle spalle della Lombardia (25,8%) e davanti a Toscana (12,6%), Veneto (12,3%) e Piemonte (9,6%).

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I dati di Unioncamere

Il dato, elaborato dall’Ufficio Studi di Unioncamere Emilia-Romagna su base Istat, mostra però una dinamica meno brillante rispetto al quadro nazionale, dove la crescita complessiva dell’export nel trimestre è stata del +6,6%. Tra le grandi regioni esportatrici spicca la Toscana (+35%), trainata dal boom del farmaceutico e della metallurgia, mentre Piemonte (+6,3%), Lombardia (+3,4%) e Veneto (+2,8%) si muovono sopra il ritmo emiliano-romagnolo.

Cresce l’industria alimentare

A sostenere la ripresa regionale è soprattutto l’agroalimentare. L’industria alimentare e delle bevande cresce dell’+8,7% e supera i 2.514 milioni di euro, fornendo il principale contributo positivo alla dinamica complessiva. Bene anche agricoltura, silvicoltura e pesca (+10,2%), che oltrepassano i 347 milioni. Segnali incoraggianti arrivano poi dal cuore manifatturiero della regione.

Il settore dei macchinari e delle apparecchiature

Il settore dei macchinari e delle apparecchiature, che rappresenta il 26,6% dell’export regionale, interrompe la fase negativa e torna a crescere del +2%, con un valore trimestrale di 5.355 milioni di euro. Forte l’accelerazione anche per metallurgia e prodotti in metallo (+6%), con un balzo del +18,4% per i prodotti in metallo esclusi macchinari e attrezzature.

Le industrie della moda

Non mancano però le ombre. Le industrie della moda registrano un -5,4% (quasi 2.047 milioni di euro, il 10,2% del totale regionale), con la pelletteria in caduta del -10,1% e l’abbigliamento a -4,4%. In flessione anche i mezzi di trasporto (-2,8%, 2.701 milioni) e il comparto chimico-farmaceutico e delle materie plastiche (-5%), penalizzato dal -10,6% dei prodotti farmaceutici di base e dal -7,4% dei prodotti chimici.

Sul fronte dei mercati di sbocco, l’Europa si conferma centrale: 13.379 milioni di euro, pari a due terzi dell’export regionale, con una crescita del +4,8%. L’Unione europea a 27 segna +6,6%, mentre l’area euro sale del +7,3% (8.771 milioni, il 43,5% del totale). Spicca il recupero della Germania (+11,6%, 2.601 milioni), primo partner commerciale. Francia a +2,5% (2.029 milioni), Spagna +1,1%. Tra i mercati “minori” exploit dell’Olanda (+32,6%) e crescita sostenuta della Polonia (+10,9%). In calo Regno Unito (-3,5%) e Turchia (-7,1%).

L’export: dall’America agli Emirati Arabi

Le Americhe rappresentano la principale nota negativa: -8,8%, per un totale di 3.036 milioni (15,1% dell’export). Gli Stati Uniti scendono del -10,8% (2.060 milioni, 10,2% del totale), mentre il Canada cresce lievemente (+1,5%). In difficoltà anche l’America centro-meridionale (-5,5%), con il Brasile a -17%. In Asia (-2,1%, 2.792 milioni) pesano le difficoltà dell’Estremo Oriente (-8,7%), in particolare della Cina, Hong Kong e Macao (-11,9%, 553 milioni). In controtendenza Emirati Arabi Uniti (+21,5%), India (+12,9%) e Giappone (+12%, 481 milioni). Continua infine la crescita dell’Africa (+11,3%, 641 milioni), trainata sia dal Nord (+7,9%) sia dall’area centro-meridionale (+16,2%).

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