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Crisi dei negozi: Ancona, Pesaro e Ascoli nella top italiana delle città con serrande più abbassate

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13.03.2026

Sempre più saracinesche abbassate nelle Marche: ecco il report città per città della classifica nazionale

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Bologna, 12 marzo 2026 — Il cuore delle città italiane sta cambiando volto. Saracinesche abbassate, vetrine vuote e negozi storici che chiudono: è il fenomeno della desertificazione commerciale, che negli ultimi 12 anni ha trasformato il panorama urbano di Marche ed Emilia-Romagna. Il dato è chiaro: tra il 2012 e il 2025 il commercio di prossimità ha perso decine di migliaia di attività, mentre ristoranti e servizi crescono per rispondere a nuove esigenze della città contemporanea.

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Ancona al secondo posto della classifica nazionale. Pesaro al 4° e Ascoli al 9°

Nelle Marche, Ancona è al secondo posto della classifica nazionale delle perdite, con un calo del -35,9% nelle imprese fisse e un quasi stabile andamento degli ambulanti (-1,8%). Al quarto c’è Pesaro, con un decremento del -34,9% tra i negozi tradizionali e un leggero incremento degli ambulanti (+0,8%). Al nono posto troviamo Ascoli (-33,4% imprese fisse; -9,8% ambulanti), mentre Fermo (30°) e Macerata (57ª) chiudono la graduatoria regionale, rispettivamente con -29,4% e -26,4% tra i negozi fissi, entrambe con un calo più contenuto degli ambulanti (-4,1% per entrambe).

In Emilia Romagna Ravenna è la città più colpita, poi Ferrara e Reggio

In Emilia-Romagna il quadro è simile ma con alcune differenze. Tra le città più colpite c’è Ravenna (36ª), con un calo delle imprese fisse del -28,9% e quasi stabile negli ambulanti (-0,2%), seguita da Ferrara al 46° posto (-27,2%; -3,4%) e Reggio Emilia al 54° (-26,6%; +3,7%). Bologna, 59ª, pur mantenendo un tessuto commerciale più resiliente, registra un decremento del -26,3% nelle attività fisse e un leggero aumento degli ambulanti (+3,8%). Nella regione, città come Parma (62ª) e Rimini (82ª) mostrano dinamiche particolari: Parma perde il 25,9% dei negozi ma registra un +9,5% negli ambulanti, mentre Rimini ha un calo più contenuto dei fissi (-24,1%) ma un incremento significativo degli ambulanti (+6,1%). Modena (69ª) e Forlì (65ª) seguono con perdite del 25,4% e 25,7%, rispettivamente, e variazioni contenute tra gli ambulanti, mentre Piacenza (96ª), pur avendo la riduzione più lieve tra le principali città regionali (-22,1%), mantiene comunque una crescita moderata (+1,9%) tra i mercati ambulanti.

Se si guarda alle prime e ultime posizioni della classifica nazionale, i comuni marchigiani ed emiliano-romagnoli si collocano in zone intermedie-alte per perdita di negozi fissi, evidenziando come il fenomeno non risparmi i capoluoghi regionali. Ancona, con quasi un terzo delle attività tradizionali sparite, si posiziona tra le città italiane più colpite, seguita da Pesaro e Ascoli Piceno. All’estremità opposta, città con cali più contenuti come Piacenza e Rimini mostrano segnali di maggiore resilienza, ma non sono immuni dalle trasformazioni del commercio urbano.

Crescono gli ambulanti in alcune città

Oltre alla riduzione dei negozi, le tendenze emergenti parlano chiaro: la crescita degli ambulanti in alcune città, il consolidamento di ristoranti e caffè e l’aumento degli spazi commerciali destinati a servizi e turismo indicano una trasformazione in atto. Le città che sapranno reagire puntando su innovazione, eventi culturali e valorizzazione del centro storico avranno più chance di invertire la rotta. Marche ed Emilia-Romagna, dunque, si trovano di fronte a una sfida doppia: contrastare lo spopolamento commerciale e reinventare le proprie città per renderle luoghi vivi, attrattivi e capaci di soddisfare nuove esigenze di residenti e visitatori.

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© il Resto del Carlino