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Banda dei bancomat ad Ancona, 4 condanne per gli assalti con esplosivo

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06.03.2026

La banda in azione davanti a uno dei bancomat

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Ancona, 6 marzo 2026 — Si chiude con quattro condanne la vicenda della cosiddetta “banda dei bancomat”, il gruppo criminale arrestato la notte del 29 luglio scorso dopo un assalto esplosivo a uno sportello Atm a Marotta di Mondolfo (Ancona). Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona ha infatti accolto la richiesta di patteggiamento presentata dagli imputati, sancendo pene comprese tra i 3 anni e 10 mesi e i 4 anni e 10 mesi di reclusione.

I quattro uomini tutti residenti nella Vallesina

I quattro uomini, tutti residenti nella Vallesina, erano stati fermati in flagranza di reato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Ancona e del Nucleo operativo di Jesi al termine di un intervento definito dagli investigatori un vero e proprio blitz. Poco prima avevano fatto esplodere lo sportello bancomat della filiale Credit Agricole di Marotta utilizzando materiale esplosivo. Le condanne riguardano A.F. e P.G., che hanno patteggiato 4 anni e 10 mesi di reclusione, mentre A.M. e M.P.M. sono stati condannati a 3 anni e 10 mesi. Per tutti il giudice ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, per due di loro è stato applicato anche il braccialetto elettronico. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, ha ricostruito l’attività del gruppo, ritenuto responsabile di una lunga serie di colpi messi a segno tra le province di Ancona, Macerata e Pesaro Urbino. Complessivamente agli imputati sono stati contestati 56 capi di imputazione.

La banda avrebbe organizzato 11 assalti esplosivi 

Secondo quanto emerso dalle investigazioni, la banda avrebbe organizzato undici assalti con esplosivo ai danni di sportelli bancomat: cinque portati a termine e sei tentati. I colpi riusciti sono stati attribuiti agli sportelli di Corinaldo, Cingoli, Barbara, Barchi e Marotta, mentre altri tentativi si sono verificati a Trecastelli, Jesi, Chiaravalle, Castelleone di Suasa, Piagge e Monte San Vito. Il gruppo utilizzava una tecnica ormai diffusa nei furti agli Atm: le cosiddette “marmotte”, ordigni esplosivi inseriti nelle casseforti dei bancomat per farle saltare e prelevare il denaro. Gli investigatori hanno ricostruito anche tutte le fasi preparatorie dei colpi, che includevano il reperimento dell’esplosivo, il confezionamento degli ordigni e la scelta dei bersagli.

Auto rubate o targhe clonate per non essere identificati

Per evitare di essere identificati, i componenti della banda ricorrevano sistematicamente ad auto rubate o con targhe clonate. Nel corso delle indagini sono stati contestati anche nove episodi di riciclaggio di veicoli rubati, cinque furti di automobili e quattro furti di targhe, utilizzate proprio per mettere a segno gli assalti. Dopo i colpi, le auto venivano spesso incendiate per eliminare eventuali tracce biologiche o elementi utili alle indagini. In tre casi gli investigatori hanno accertato proprio la distruzione dei veicoli con il fuoco.

Detenzione e utilizzo di materiale esplodente e possesso di armi clandestine

Nel corso dell’inchiesta sono emersi anche altri reati legati all’attività del gruppo. I carabinieri hanno infatti accertato la detenzione e l’utilizzo di materiale esplodente classificato come arma da guerra, oltre al possesso di armi clandestine. Tra queste una pistola semiautomatica calibro 7,65 con sei cartucce e un fucile da caccia calibro 12 risultato intestato a una persona deceduta. Gli investigatori hanno inoltre scoperto che la banda si preparava anche all’eventualità di inseguimenti con le forze dell’ordine. Tra il materiale sequestrato figuravano infatti chiodi a tre punte da lanciare sull’asfalto per rallentare o bloccare le pattuglie. Le condanne rappresentano l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta per mesi attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e analisi tecniche e scientifiche.

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© il Resto del Carlino