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Nuovo ct dell’Italia dopo Gattuso, il totonoallenatore: Conte e Mancini in pole, ma c’è l’utopia Guardiola

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03.04.2026

Nuovo ct dell’Italia dopo Gattuso, il totonoallenatore: Conte e Mancini in pole, ma c’è l’utopia Guardiola

Nuovo ct dell’Italia dopo Gattuso, il totonoallenatore: Conte e Mancini in pole, ma c’è l’utopia Guardiola

Difficile che Allegri si liberi dal Milan, anche Ancelotti resta sullo sfondo. Tra i possibili allenatori della Nazionale anche De Rossi, Mourinho e Simone Inzaghi

Antonio Conte, Roberto Mancini e Pep Guardiola

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Milano – Ora che è crollato il Palazzo del pallone cosa ne sarà della nazionale, costretta ancora una volta a guardarsi i mondiali dal divano di casa? Chi ci sarà a guidare gli azzurri nelle due ipotetiche amichevoli di giugno (facendo da sparring partner a chi oltreoceano ci andrà davvero) imposte dal calendario Fifa in attesa della Nations League di settembre? Forse un allenatore “ad interim“ (magari Silvio Baldini, selezionatore dell’under 21) e questo perché tutto lascia supporre che anche Rino Gattuso (confermato in Bosnia dall’ormai ex presidente Gravina insieme all’amico Buffon) segua il percorso di chi l’ha voluto al posto di Spalletti. Perché Ringhio è persona tutta d’un pezzo, il primo ad assumersi le responsabilità, anche quelle non sue.

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Lo spessore umano non si discute, basterà ricordare che nel 2019 lasciò due anni di contratto al Milan per divergenze sul progetto tecnico. Stavolta aveva il Mondiale nel mirino, l’obiettivo è fallito e la scadenza del contratto (ingaggio da 2 milioni) è fissata per il 20 luglio. Il passo indietro pare imminente, “perché – ha ammesso lo stesso Ringhio – il futuro del nostro calcio è più importante del mio”.

Il totoallenatore comunque è già iniziato e si andrà su una figura carismatica e vincente. Un ct che dovrà lavorare su tanti aspetti, a partire dall’atteggiamento dei calciatori, fragili e impauriti in Bosnia. Il testa a testa, ad oggi, riguarda Antonio Conte e Roberto Mancini. Sono loro i candidati forti. Il primo è una certezza, perché dalle situazioni complicate riesce a trarre sempre il meglio. Lo ha fatto quando arrivò alla Juventus e poi al Napoli più di recente, ma anche in Nazionale.

Nel 2016 ha lasciato il ricordo di un ct che, agli Europei in Francia, con la squadra forse più debole degli ultimi lustri, stava per fare l’impresa. Ha ancora un anno di contratto col Napoli ma dopo due stagioni intense, uno scudetto e una supercoppa in bacheca e un rapporto non idilliaco con Aurelio De Laurentiis, Antonio sarebbe felice di tornare a Coverciano (“Ho un lavoro lasciato in sospeso e da concludere”, disse qualche anno fa). Su quali basi però? Progetto biennale o a lunga scadenza (quadriennale). Con lavoro solo di campo o pieno coinvolgimento anche nelle riforme?

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Roberto Mancini ha fatto sapere di essere disposto a “rientrare“ dopo l’addio burrascoso e la fuga in Arabia dell’agosto 2023. In realtà si era fatto avanti anche per il post Spalletti a seguito del dietrofront di Claudio Ranieri: c’era anche stato un chiarimento con Gravina ma poi fu Buffon a scegliere. Oggi l’ex ct che ha vinto l’Europeo del 2021 riappare alla finestra e nel caso in cui Giovanni Malagò diventasse il numero uno della Figc sarebbe proprio l’allenatore marchigiano (che dal Qatar può liberarsi come e quando vuole) il primo candidato per la panchina dell’Italia.

Discorso a parte per Massimiliano Allegri: negli ultimi giorni ha ricevuto qualche telefonata informale e l’azzurro sarebbe la chiusura di un ciclo, ma è legato al Milan per ulteriori due stagioni, con rinnovo automatico (più bonus da un milione) in caso di approdo in Champions League. Se la società pianificherà per la prossima stagione un mercato in linea con le sue richieste, il progetto rossonero andrà avanti. Carlo Ancelotti è il grande sogno, Daniele De Rossi l’outsider, Pep Guardiola (che lascerà il Manchester City) e Josè Mourinho solo suggestioni come Simone Inzaghi. Due mesi e Padre tempo ci dirà.

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