Il talento austriaco cresciuto nel settore giovanile della Pallacanestro Reggiana non sta purtroppo vivendo una bella esperienza in Usa. Imran Suljanovic è una sconfitta per tutti: mai sceso in campo, infortunato e trasferito
Imran Suljanovic, classe 2006
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Una sconfitta per tutti. La ‘politica’ del basket collegiale rischia di far saltare ogni tipo di programmazione e sta condizionando anche le scelte di molte società italiane.
Tra queste c’è ovviamente anche la Pallacanestro Reggiana che – se fosse seduta ad un tavolo con altri club – potrebbe raccontare la storia (senza lieto fine…) di Imran Suljanovic.
Il talentino austriaco classe 2006, cresciuto nel settore giovanile biancorosso assieme al gemello Omer tuttora a Reggio, alla fine della scorsa stagione ha infatti ceduto alle lusinghe di St. John’s, accettando la proposta del celebre college newyorkese che adesso – grazie al sistema Nil (Name, image and likeness) – può retribuire i ragazzi tramite un meccanismo legato ai diritti di immagine.
La visita del leggendario coach Rick Pitino al PalaBigi e un buon gruzzolo di denari avevano avuto la meglio sulla programmazione della Pallacanestro Reggiana che, sfruttando anche il fatto che Suljanovic fosse un italiano di formazione, aveva progettato di lanciarlo in prima squadra. Davanti però a una prospettiva così invitante e con gli agenti che vedono crescere anche i propri guadagni, fare la scelta più corretta per la propria carriera non è mai facile.
Anche se il rischio di fare flop in un ambiente sempre più imprevedibile è poi elevatissimo. Purtroppo, al momento, è esattamente quello che è successo ad Imran Suljanovic.
A St. John’s non è mai sceso in campo e il college lo aveva già listato come ‘redshirted’, in pratica una sorta di ‘stand-by’ calcolato, senza partite agonistiche, che permette all’atleta di non bruciare uno dei quattro anni a disposizione.
Un escamotage che però non gli ha evitato un grave infortunio al ginocchio, visto che lo scorso ottobre aveva riportato la lussazione della rotula durante un allenamento.
Insomma, una situazione paradossale in cui la crescita del giovane talento austriaco è stata condizionata. E adesso? Proprio ieri è arrivata la notizia di un suo imminente trasferimento a New Mexico, un college non di prima fascia dove potrà riprendere il filo del discorso con una concorrenza meno accanita.
Con Suljanovic ci si è messa di mezzo anche la sfortuna, ma l’impressione è che si sia creata una situazione in cui – a parte gli agenti del giocatore – ci hanno perso un po’ tutti. Se il basket italiano (o più in generale quello europeo) non prenderanno delle contromisure per ‘difendersi’ dalle continue proposte dei college americani (buyout, percentuali sui contratti eccetera) investire seriamente nel settore giovanile diventerà sempre più complicato.
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