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Il dolore del papà di Chiara Gualzetti: "La sua morte per noi un ergastolo. Qualcosa ora deve cambiare"

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22.02.2026

Il suo arrivo sul palco viene accolto da un lungo applauso, il suo racconto è scandito dalle lacrime, sue e del pubblico. Vincenzo Gualzetti, padre della 15enne Chiara, uccisa dall’ex fidanzato a Monteveglio nel 2021, è uno degli ospiti della seconda metà del convegno al Savoia Regency. Vincenzo Gualzetti porta addosso le cicatrici di quell’ergastolo cui si sente condannato, privato per sempre della figlia da parte di un giovanissimo che è stato condannato a sedici anni di carcere, in virtù delle attenuanti riconosciutegli per via della sua età.

"Noi non abbiamo avuto sconti di pena – ha rievocato Gualzetti, con la voce più volta rotta dalle lacrime, raccontando della sua solitudine aggravata dalla malattia che ha colpito la moglie, poi deceduta – il nostro ergastolo dobbiamo scontarlo tutto".

Parole che hanno lasciato visibilmente impressionati anche i ministri Nordio e Piantedosi, oltre a Hoara Borselli, conduttrice di quel segmento di convegno.

I quasi cinque anni trascorsi da quel fatale agosto 2021 hanno lasciato a Vincenzo Gualzetti una convinzione: "La morte di mia figlia rimarrà un delitto inspiegabile, senza ragione. Ma non vorrei che la sua scomparsa rimanesse senza motivo: vorrei che servisse perché qualcosa cambi in meglio".

Un omicidio senza motivo ma "eseguito con lucidità", evidenzia Gualzetti, sottolineando come quella condanna a sedici anni all’assassino di sua figlia gli suoni ancora oggi inspiegabile.

"Ben venga il recupero di chi ha commesso delitti, però se si arriva a una condanna a sedici anni, come nel mio caso, significa che questi sedici anni vanno scontati fino in fondo".

Gualzetti non ha risparmiato al pubblico alcuni degli elementi di quella vicenda che ancora oggi non smettono di farlo soffrire, come i selfie che il ragazzo si scattò, o ancora alcune parti della sua confessione, quali quelle dedicate alle fasi dell’omicidio, e al fatto che "non sapesse che un corpo umano avesse quella resistenza".

Sul palco insieme a lui il luogotenente dei Carabinieri Luciano Masini, al centro di una lunga odissea giudiziaria risalente a quando nel 2021 sparò a un uomo che aveva appena accoltellato quattro persone: "Subii quello che viene chiamato ’un atto dovuto’, ma che in realtà si trasforma in una gogna, il tutto solo per aver compiuto il mio dovere, come è poi stato riconosciuto".


© il Resto del Carlino