Alta velocità, piano entro settembre. Il raddoppio della ferrovia tra Bologna e Castel Bolognese sarà realtà nel 2034
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Bologna, 4 aprile 2026 –
Termine della fase progettuale entro la fine dell’estate, con avvio dell’iter di approvazione nell’ultimo trimestre dell’anno. Inizio dei lavori alla fine del 2028 e attivazione del servizio nella primavera del 2034. Eccolo il cronoprogramma più aggiornato del (discusso) progetto di potenziamento della linea ferroviaria alta velocità/alta capacità Adriatica.
Ormai da alcuni anni si parla di ampliare la linea esistente. I tecnici lo chiamano quadruplicamento; più semplicemente, è prevista la costruzione di una ulteriore coppia di binari, utilizzando in larga parte un nuovo viadotto contestato dai residenti. Al progetto, destinato ad arrivare fino a Lecce attraverso sei macro lotti di intervento lungo cinque regioni, sono stati assegnati cinque miliardi di euro con la legge di bilancio 2022, ridotti successivamente a 4,1 miliardi.
Il primo lotto dei lavori sulla tratta Bologna-Castel Bolognese
Di questi, ben 3,5 miliardi sono destinati al primo lotto dei lavori, quello che interessa la tratta Bologna-Castel Bolognese (velocità massima 250 Km/h). Si parte dal Bivio San Vitale, a ovest della fermata di San Lazzaro di Savena, per terminare nel Ravennate con un’estensione complessiva della nuova infrastruttura pari a circa 40 chilometri, a cui seguono le bretelle di collegamento verso Rimini e Ravenna, di lunghezza rispettivamente di 6,5 km e 2 km circa.
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Quali sono i Comuni interessati dall’intervento
I Comuni interessati dall’intervento sono Bologna, San Lazzaro, Ozzano, Castel San Pietro, Dozza, Imola, Solarolo, Castel Bolognese e Faenza. Qui sono nati vari comitati di cittadini, riuniti in un battagliero coordinamento, che contestano in particolare la costruzione del viadotto. Solo il primo tratto della nuova infrastruttura si sviluppa infatti in affiancamento alla linea storica, dirigendosi poi una volta arrivato poco prima di Imola verso nord in direzione dell’autostrada A14 attraverso appunto una sopraelevazione, il cui impatto paesaggistico potrebbe essere ridotto utilizzando un viadotto ad arcate, invece delle classiche campate in cemento armato.
Altre soluzioni? Secondo Rfi (Rete ferroviaria italiana) e FS Engineering, neonata società di ingegneria del Gruppo ferrovie dello Stato per la progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture complesse, non ce ne sono.
Le richieste degli enti locali
Gli enti locali hanno chiesto invano la costruzione di una galleria, ipotesi caldeggiata per un po’ anche dal coordinamento dei comitati ‘No viadotto’, che ormai da qualche tempo chiede invece di puntare sulle nuove soluzioni tecnologiche per gestire meglio il traffico ferroviario. Il motivo del diniego agli scavi? Gli aspetti idrologici e idraulici del territorio che, secondo i tecnici, non consentirebbero la realizzazione di opere in sotterraneo.
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Il tracciato, limitato consumo di nuovo suolo
Quanto al tracciato, l’ultima ipotesi messa sul tavolo è frutto di quanto emerso dal dibattito pubblico (iniziato a maggio 2024) e dai successivi approfondimenti nelle interlocuzioni con Regione Emilia-Romagna e Comuni coinvolti. Il progetto prevede un viadotto in affiancamento allo storico sedime ferroviario, fino a Toscanella di Dozza (Bologna), per poi deviare verso l’autostrada, superarla all’altezza di Imola (via Correcchio) e proseguire a nord dell’autostrada A14, continuare su San Prospero e raggiungere infine Solarolo (Ravenna).
Oltre a quello di evitare le casse di espansione di Castel Guelfo, nel Bolognese, paese già duramente colpito dalle alluvioni degli ultimi anni, l’obiettivo più generale dei correttivi introdotti di recente sul tracciato resta quello di contenere per quanto possibile il consumo di nuovo suolo attraverso il riutilizzo preferenziale di aree già infrastrutturate, di limitare la frammentazione fondiaria causata dai tratti non affiancati ad altra infrastruttura, di limitare l’interferenza con la centuriazione romana e di mitigare le interferenze con le zone produttive industriali.
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