Vuelle, oggi nuovi controlli per Miniotas
Miniotas a canestro, un pilastro fondamentale per la Vuelle
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Oggi è una giornata cruciale per Miniotas e dunque anche per la Vuelle: il pivot lituano si sottoporrà a nuovi esami clinici per verificare come procede il recupero dallo stiramento all’adduttore del quale è rimasto vittima nella partita di Rieti, il 13 aprile scorso. Mentre i suoi compagni sono tornati ad allenarsi dopo due giorni di riposo, compresi Maretto e De Laurentiis rientrati a Livorno domenica scorsa e sembra che l’umore della truppa di Leka sia comunque buono nonostante la promozione diretta persa sul filo di lana. Ci sono ancora dieci giorni a disposizione per ricaricare le batterie e saranno molto preziosi sia sotto il profilo fisico che psicologico. E’ come aver corso una maratona e sentirsi dire alla fine che bisogna rimettersi sui blocchi per uno sprint. Ci vogliono le gambe ma soprattutto il cervello per accettare di ’soffrire’ ancora ma l’età media giovane della squadra potrebbe aiutare non poco.
Intanto la società sta lavorando all’adempimento di tutti i requisiti burocratici necessari per la omologazione del campo di Jesi, che non ha più una squadra di serie A2 ormai da anni e quindi necessita di una nuova richiesta che dev’essere vidimata dalla Fip. Le cose procedono, ma la festività del 1° maggio potrebbe allungare i tempi ed è un problema perché nel frattempo la Vuelle non può mettere in vendita i biglietti e ha già perso così quasi una settimana. Anche questo bisogna mettere nel conto dei danni causati da chi non si è forse reso conto fino in fondo delle grane create al club, togliendogli un diritto che aveva conquistato sul campo, quello di giocare a casa sua le prime due partite della post-season.
I tifosi della Vuelle sono inferociti, i commenti in rete sulla questione-palas durissimi, ed è anche comprensibile: oltre alle spese di benzina e autostrada che dovrà sobbarcarsi chi deciderà di seguire la squadra in una sorta di campo neutro, c’è anche chi di sabato lavora, chi magari ha un’attività e non farà in tempo a chiudere bottega correndo al palas come avrebbe potuto fare se si fosse giocato a Pesaro alle 20.30. Partire per Jesi e arrivare in tempo per la palla a due, presuppone che uno debba liberarsi almeno due ore prima. Ma soprattutto si toglie la possibilità di partecipare a un evento che per i pesaresi è molto più di uno spettacolo: la pallacanestro in questa città è identità, radici, dna. Insomma contiene dei valori profondi di cui volentieri ci si riempie la bocca nelle occasioni ufficiali, quando magari la società fa opera sociale, quando è al fianco dei giovani, dei disabili, delle persone svantaggiate, o sfruttando l’onda quando la squadra di pallacanestro contribuiva a far conoscere nel mondo il nome di Pesaro, come ha fatto per decenni la Scavolini disputando le coppe; ma poi in concreto, quando bisogna rinunciare a qualcosa per darle la ribalta che merita, la si tradisce. Ed è questo l’affronto più grande che il popolo biancorosso non accetta.
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